GeGè Telesforo


test alla cieca, 8 brani a sorpresa ascoltati e commentati da GeGè Telesforo

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1 — FAITH NO MORE Epic

Chi è? Una voce così in falsetto non la riconosco, è una donna? I Faith No More di Mike Patton? Il disco non ce lho, ma cercherò di prenderlo subito. Erano gli ultimi anni 80 e anche il rock di derivazione più dura apriva le porte al funk, cosa che in realtà poi avrebbero fatto anche i Red Hot Chili Peppers e diversi altri. Però ho sempre preferito di più il contrario, ossia quelle formazioni che provenivano dalla ricerca del groove giusto e che hanno tentato la mistura con il rock. Ad esempio i Living Colour di Vernon Reid, che hanno scritto pagine importanti. Una volta li vidi dal vivo a New York, e rimasi a bocca aperta per la loro carica smisurata.

 

2 — ED MOTTA È muita gig véi!!!

Brasiliano! La copertina del cd per caso è tutta colorata, con un fumetto o qualcosa del genere nel booklet? Certo, è Ed Motta, una delle voci più originali del Brasile attuale. Come cantante e polistrumentista ha perfettamente assorbito la cultura musicale del suo paese, ma ha anche digerito gli insegnamenti del funk. Senti qui, il suo modo di cantare è tipicamente brasiliano, però la sua voce è inserita in un contesto pieno di suoni di organo, riff di chitarre. Tra laltro Ed Motta è un personaggio curioso, si intende di cucina, cinema, è una figura culturalmente molto importante. Sono sempre felice di poter parlare di Brasile, un paese che amo in modo particolare, e a cui sono legato anche professionalmente.

 

3 — ALBERT AYLER New Generation

Riconosco il sassofono, ma non riesco a capire chi è... Sonny Rollins? Ah, Albert Ayler, certo, questo è un disco della Impulse!, New Grass. È incredibile come molti musicisti jazz abbiano sempre avuto a cuore lR&B, anche chi come lui ha dedicato parte della sua vita a muoversi in percorsi poco battuti come quello dellavanguardia. Ma in molti di loro cè un legame impulsivo con le proprie radici che di tanto in tanto torna a galla.

 

4 — MILES DAVIS Tutu

Tutu di Miles Davis! Inconfondibile. Conosco molto bene questo disco, sia perché amo particolarmente Miles, che ho anche conosciuto quando venne in Rai per Doc di Renzo Arbore, sia perché gran parte del disco fu realizzata dallallora giovanissimo Marcus Miller, per il quale nutro una particolare stima, che tra laltro preparò tutto nella sua casa. Questo brano ha ununica pecca, cioè la batteria campionata: il suono è troppo datato, poco efficace, poco immortale, al contrario del resto della musica.

 

5 — MICHAEL BUBLÉ Home

Non posso non riconoscere questa voce, è Michael Bublè. Sai che non lho mai passato in radio? Mi è sempre sembrato opportuno far ascoltare cose meno convenzionali. In fondo però, riascoltandolo adesso, capisco che lui e tutta la scena dei neo crooner ha un gran merito, cioè quello di aver riscoperto le potenzialità delle orchestre. Il mio preferito, tra questi giovani, è sicuramente Jamie Cullum, forse perché ha una vena più funky. Non mi meraviglio invece se Bublé si riscoprirà presto anche come autore, ma sempre più in direzione pop.

 

6 — MASSIVE ATTACK Live With Me Wow!

Certo, sono i grandi Massive Attack, li stimo molto. E la voce di chi è, la conosco? Ah, Terry Callier, uno dei grandi esponenti della black music, con alle spalle una storia molto strana: aveva inciso dei dischi poi è sparito per tanti anni, riscoperto proprio da alcuni Dj. È il singolo che uscì con la compilation, ora ricordo. In realtà uno dei grandi meriti dei Massive Attack, e della scena che hanno capeggiato, è stato proprio quello di rivalutare le radici più nere della musica, cercando di inserirle in contesti musicali assai differenti, nei quali prevale lutilizzo dellelettronica. Sempre però ai fini della creazione di un groove molto caldo e coinvolgente.

 

7 — FELA KUTI Expensive Shit

Mi pare di conoscerlo, ma lintro è molto lunga. Sembra tutta musica programmata, non mi convince molto, in radio non la passerei mai. Però no, aspetta, forse lo riconosco... Fela Kuti. È uno dei personaggi più importanti della musica del secolo passato, il suo è stato un modo di intendere il funk molto viscerale, certamente quello più legato alle radici profonde e ultime di questa musica. Capisco che oggi non sia un genere molto semplice da far ascoltare, i brani sono molto lunghi e le introduzioni sono protratte a dismisura, però senti che carica traspare da queste note...

 

8 — GEORGE BENSON & AL JARREAU Breezin

Certo, loro due sono dei grandi dellimprovvisazione! Al Jarraeu ha contribuito notevolmente allo sviluppo della vocalità moderna. Tra laltro apriremo insieme il festival Umbria Jazz il 6 luglio, in una giornata interamente dedicata ai vocalist. Loro però loro saranno allArena Santa Giuliana in serata, mentre noi al Teatro Morlacchi di Perugia per i concerti dopo la mezzanotte, che questanno forse saranno lappuntamento più forte della rassegna.

mer, 20 giu 2007 - articolo di Federico Scoppio

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