Mario Venuti


test alla cieca, 8 brani a sorpresa ascoltati e commentati da Mario Venuti

1 — THE JAM The Eton Rifles

Conosco il pezzo... I Jam? Credo di avere The Gift, l’album che hanno realizzato prima di sciogliersi. Ma ho seguito un po’ di più gli Style Council. Onestamente non so dire se Paul Weller abbia influenzato il mio modo di scrivere. Forse sì. Ho continuato a comprare i suoi dischi fino all’album di cover, Studio 150. Negli anni Ottanta ascoltavo i dischi di Joe Jackson, come Look Sharp!, I’m The Man e successivamente i suoi lavori più new cool come Night And Day. Mi piacevano molto. E poi i Talking Heads di 77 e Fear Of Music e anche Elvis Costello di This Year’s Model. Come vivo il recupero delle sonorità eighties ora tanto di moda? Beh, penso che gli Strokes siano forti, i Franz Ferdinand meno.

 

2 — PFM Impressioni di settembre

La PFM! A quattordici anni avevo un gruppetto, facevamo cover e io cantavo questo pezzo! Mi domando perchè non sia ancora iniziata la fase di riscoperta della PFM. Il loro sound è un po’ datato e in genere lo è tutto il rock progressive dgli anni Settanta. Paradossalmente molte cose degli anni Ottanta hanno già avuto la loro fase revival, mentre il prog ancora deve essere riscoperto. È probabile che la forma complessa dei suoi pezzi, il loro tendere al sinfonico, l’estrema dilatazione delle sue atmosfere, rendano oggi improponibile una riappropriazione di quell’estetica. Ma tendevano al prog anche alcuni pezzi del Battisti di Anima Latina o di Il nostro caro angelo come La collina dei ciliegi. Eppure, nonostante l’impeto sperimentale, rimanevano delle canzoni.

 

3 — MADONNA Sorry

Madonna! Il suo fenomeno coinvolge aspetti come l’immagine, la cultura della discoteca, il mondo gay. Lei è un’icona. Mi sembra eccessivo dire che rappresenta lo spirito dei nostri tempi. Tuttavia ne rispecchia una parte importante. Per quanto mi riguarda, non me la sentirei di fare dei dischi pensati solo per ballare, realizzati esclusivamente con batterie elettroniche e con testi assolutamente vacui. Ma è riuscita a sviluppare un’estetica che fa di queste caratteristiche i suoi punti di forza. E anche il fatto che lei non sia particolarmente talentosa, bella e aggraziata nel ballo, ha consentito al pubblico di identificarsi in un modello non inarrivabile. Insomma è riuscita a galvanizzare le masse.

 

4 — HARD-FI Cash Machine

Una cosa anni Ottanta che non riesco a identificare... Non è anni Ottanta? Ma come... mi ricordava Howard Jones! Comunque quella è stata l’ultima decade in cui sono state scritte grandi canzoni. Poi c’è stata l’invasione di una pop dance molto effimera che per fortuna è subito morta. Gli Hard-Fi non li conosco. Prima cercavo di stare attento a questi fenomeni che arrivano dall’Inghilterra, per i quali si grida al miracolo. Ora molto di meno: mi entrano da un orecchio e mi escono dall’altro. L’ultima cosa fighetta che ho comprato è l’album dei Franz Ferdinand, ma poi l’ho ascoltato veramente poco.

 

5 — COCTEAU TWINS Lorelei

Non capisco cosa sia... i Cocteau Twins? Certo, uno dei gruppi dell’etichetta 4AD. Non li conosco in maniera approfondita. Credo di aver suonato in un festival che aveva in programma anche loro. Negli anni Ottanta queste cose erano troppo depressive per me. Preferivo il pop solare. Forse del filone più scuro mi piacevano solo gli Smiths. Elizabeth Fraser, la vocalist dei Cocteau Twins, cantava in una lingua da lei inventata? Esperimenti interessanti per qualche pezzo, ma farne una filosofia creativa mi sembra un po’ limitante.

 

6 — CAETANO VELOSO Etc

Ah, Caetano Veloso! Etc da Estrangeiro. Questo disco me lo ha fatto scoprire Peppe Servillo degli Avion Travel. Una folgorazione! Il mondo dei siciliani è diverso da quello dei brasiliani, ma entrambi sono pieni di contrasti: gente solare, ma tendenti all’introversione. Uno dei nostri scrittori, Gesualdo Bufalino, dice che nel carattere dei siciliani c’è la compresenza della luce e del lutto. Credo che questo concetto si possa adattare anche ai brasiliani. Il loro lato malinconico arriva dai portoghesi, basta pensare alla meravigliosa autocommiserazione del fado. Ma nel loro background c’è anche la cultura nera che ha portato estrema sensualità, ritmo e gioia di vivere a dispetto di tutto.

 

7 — DROP THE LIME Press Charges

Un novello Aphex Twin? No, non conosco Drop The Lime. Interessante! Certo, alzarsi la mattina e mettere su questa musica è un po’ faticoso! Devo dire che l’elettronica di questa specie la vivo un po’ di più nella sua declinazione da club: quando decido di fare una notte brava e magari alle cinque di mattina vado in un posto e sento questi suoni riesco anche a godermeli. Ma è una cosa che faccio raramente... Dire che apprezzo questa sperimantazione così radicale è un po’ eccessivo, ma ne riconosco il valore. Sai cosa mi viene in mente? Quando negli anni Ottanta ascoltavo terroristi sonori come i Throbbing Gristle...

 

8 — GIL SCOTT-HERON It’s Your World

Mi sembra di conoscerlo, ma non mi viene in mente il nome. Chi è? Ah, Gil Scott-Heron. Avrei comunque detto che era black music degli anni Settanta… Quanti dischi ha realizzato? Immagino molti! E ora che fine ha fatto? Il soul e il funky mi piacciono. È musica che mi arriva più da una serie di compilation che da ascolti analitici volti a ricostruire le discografie complete di questi artisti. Fra le cose più vecchie mi vengono in mente i Temptations, Diana Ross & The Supremes, Marvin Gaye, Al Green e poi, fondamentali, i primi dischi di Stevie Wonder.

 

ven, 7 lug 2006 - articolo di Mauro Petruzziello

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