Tempo di reazione: Nicola Conte


test alla cieca: 8 brani ascoltati e commentati a sorpresa da Nicola Conte

Dal sofisticato Nicola Conte ti aspetti grande conoscenza e passione per il jazz: e così è. Quello che sorprende però è la varietà dei gusti, l'apprezzamento di stili che appaiono lontanissimi dalle sue strade sonore. Uscito con il terzo album solista, Rituals, ora anche in tour in Italia e in Europa, ecco come Conte ha reagito al nostro test.

 

1 — CHEMICAL BROTHERS Hey Boy Hey Girl

Chi sono? Gli A Tribe Called Quest? Ah, i Chemical Brothers! Non li conosco, ma questa musica non mi piace proprio, la trovo esclusivamente commerciale, fatta per vendere. Non c'è altro da aggiungere.

 

2 — STYLE COUNCIL Shout To The Top

Qui siamo tra i grandi. Paul Weller è un personaggio incredibile, che ha fatto cose differenti tra loro, ma tutte egualmente di grande livello. Non so quanti altri ci siano riusciti. Mi piacciono tutte le sue esperienze. In particolare con gli Style Council è riuscito a creare un suono, uno stile tutto particolare anticipando di molto cose che ancora adesso sono attuali e che si possono far risalire a lui. Finita quell'esperienza ha continuato con una splendida carriera solista, anche l'ultimo album è molto bello.

 

3 — LUIGI TENCO Mi sono innamorato di te

Tenco. Anche lui un grande. Ho sempre ascoltato Luigi e trovo le sue canzoni molto belle nella costruzione e nei testi. E' sicuramente il mio cantautore preferito. Tenco poi arriva dal jazz e questo, anche se non si sente molto nelle sue composizioni, è un elemento importante, per la concezione e l'approccio.

 

4 — DOOBIE BROTHERS Long Train Running

I Doobie Brothers. Ho un ottimo rapporto con il rock, soprattutto quello "classico", anni '60 e '70. Rispetto a questo però preferisco quello più psichedelico, diciamo sperimentale. Questo brano, che mi piace sia chiaro, mi sembra fatto apposta per le radio Usa, vive di quell'idea di viaggio molto provinciale che hanno gli americani. E' un po' l'anima pop del rock. Personalmente preferisco altre cose.

 

5 — DAVE BRUBECK Take a Five

Beh, un capolavoro assoluto e una colonna portante della mia formazione musicale. E' il brano perfetto, quello che non mi stanco mai di ascoltare. Nelle diverse versioni perde forse qualcosa, ma resta sempre la sua potenza, la sua bellezza. Una delle cose che più mi affascina è la capacità di differenziarsi all'interno del brano stesso, creando molto "movimento" pur conservando una sua unitarietà. Capolavoro assoluto, brano da isola deserta.

 

6 — BEN E. KING Stand By Me

Di quel periodo del soul mi piacciono di più altre sfumature: Sam Cooke ad esempio, uno che anticipava molte cose, come anche James Browne. Questo tipo di brani mi pare più mainstream, che va bene sempre, mentre io preferisco una musica più "trasgressiva", meno prevedibile. Di questo pezzo ricordo anche una versione italiana raccapricciante!

 

7 — JAMES TAYLOR QUARTET Theme from "Starsky & Hutch"

Beh, James Taylor Quartet. Fui il primo a portarlo in Italia. La scoperta più grande fu sentire quel jazz contaminato con l'R&B che sembrava essere dimenticato. Era un periodo, alla fine degli anni '80, in cui quello stile portava una ventata di novità con gruppi che magari non erano eccelsi tecnicamente, ma avevano un groove e una carica unici. Il fenomeno poi si è arrestato perché aveva dei limiti congeniti che non gli hanno permesso di evolversi. L'acid jazz ha espresso il meglio di sé in partenza, ciò non toglie che ancora abbia una sua gradevolezza.

 

8 — JIMI HENDRIX Hey Joe

Jimi Hendrix è uno dei miei beniamini, rientra nella mia categoria di rock preferito, estremamente psichedelico. Ci sono delle idee musicali molto forti, che l'hanno fatta diventare una musica rivoluzionaria, con tanti imitatori ma pochi veri prosecutori, un po' perché i tempi sono cambiati. Dopo Hendrix l'industria discografica ha iniziato a metterci mano pesantemente e molti di questi personaggi erano così fragili che non hanno saputo reggere l'impatto, sono implosi anche a causa del fatto che artisti d'avanguardia si confrontavano per la prima volta con il successo planetario. Sarebbe bello capire come avrebbe potuto proseguire la carriera di Hendrix. Basti pensare che aveva in mente di collaborare con Bill Evans e Miles Davis, sarebbe stato un incontro con il jazz e quindi uno spostamento significativo della sua musica. Io, come tutti d'altronde, sogno di poter suonare con lui: in questo mio ultimo album sarebbe stato perfetto!

ven, 21 nov 2008 - articolo di Luca Trambusti

Tag: Nicola Conte

Commenti

Nessun commento.

I commenti sono chiusi.

Segnala a un amico via email