Tomorrow Will Be Beautiful

Flo Morrissey

Tomorrow Will Be Beautiful

Glassnote Records

Voto: 3/5

No, non è la figlia segreta, la nipote segreta o una parente sconosciuta di Morrissey. E no, non è un clone di Lana Del Rey che cerca di rubare il titolo di principessa hippie dall'animo tormentato degna di un membro della “Famiglia” di Charles Manson. Flo Morrissey – nonostante l'apparente costruzione ad arte, è il suo vero nome – è la classica anima antica nel corpo di una ventenne. Suo padre l'ha introdotta in tenera età a Dylan, all'indie folk mutevole di Devendra Banhart e all'art pop di Antony & The Johnsons; suo fratello alle meraviglie di Tim e Jeff Buckley, contribuendo ad accendere una passione sfociata in Show Me, brano scritto a soli quindici anni. Dal singolo all'album d'esordio, Tomorrow Will Be Beautiful, il passo non è stato brevissimo, in barba al trend contemporaneo del mordi e fuggi musicale. In cinque anni, infatti, la cantautrice di Notting Hill ha avuto modo di far decantare il suo folk crepuscolare, poco articolato ma molto cinematografico, che si nutre di una voce purissima, trasparente. 

 

Come pure e trasparenti sono le esperienze e i dolori che le sfiorano l'anima senza aver ancora avuto il tempo di lasciare cicatrici profonde, che le si posano addosso con la leggerezza di un vestito di lino, liberando la cantilena orchestrale che delicatamente sfiora i dubbi della fine dell'adolescenza di Pages Of Gold, la vaga atmosfera da chanson française che imbastisce le meditazioni di Sleeplessly Dreaming, l'esile valzer acustico che accompagna esitazioni d'amore in I Only Like His Hat Not Him, il fantasma di Nick Drake che ispira l'elaborazione dell'addio di Wildflower, il pianoforte che tesse insicurezze di Why, la malinconia eterea che porta alla catarsi della title track. Ogni sensazione costruisce, a suo modo, uno spazio irreale, fantastico, una bolla sospesa tra presente e passato in cui muoversi a piedi scalzi e capelli al vento. Assaporando tutta l'imperfetta bellezza della gioventù. 

mar, 21 lug 2015 - articolo di Daniela Liucci

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