The Monsanto Years

Neil Young & Promise Of The Real

The Monsanto Years

Reprise

Voto: 3/5

“It's a new day for love”. È un nuovo giorno per l'amore. Dove per amore non s'intende l'inattesa liason con attrice-nota-per-iconico-ruolo-in-pellicola-culto-dei-primi-Ottanta che ha messo fine a uno dei matrimoni più solidi della storia del rock. L'amore cantato da Neil Young nel 2015 è un sentimento decisamente più universale: amore per se stessi, per il prossimo, per la Madre Terra, per l'ambiente. Un sentimento da esprimere con uno stile di vita fondato sulla protesta. Neil protesta con il suo striscione preferito, un'antologia di protest song, The Monsanto Years, intonate su tappeti di familiari riff elettrici mediamente distorti, feedback e assolo “sporchi” che guardano a Rust Never Sleeps come a Ragged Glory, ma che non dimenticano l'anima più acusticamente folk. Nulla può frenare la sua indignazione, neanche chi si ostina a ritrarlo come il vecchio zio hippie brontolone incapace di starsene tutto il giorno a dipingere in giardino. 

 

Sostenuto da Micah Nelson e dai Promise Of The Real di Lukas Nelson (entrambi figli di Willie) e ulteriormente ispirato dalla militanza ambientalista della nuova compagna – Daryl Hannah appare insieme a lui anche sulla copertina, parodia del dipinto American Gothic di Grand Wood – il cittadino Young trafigge con un immaginario forcone tutti gli avversari: le aziende che usano pesticidi, decisioni ambigue della Corte Suprema; chi nasconde il legame tra l'uso di determinate sostanze e malattie; le multinazionali che sfruttano manodopera e distruggono la terra, quelle che fanno largo uso di prodotti OGM o quelle che trasformano le strade principali di ogni città in centri commerciali; chi predica bene e razzola male; chi si presta al gioco e chi “vuol sentire parlare solo di romanticismo”. 

 

A loro dice, a costo di risultare ripetitivo e liricamente fin troppo elementare, che la vita umana è un bene non soggetto ad alcun tipo proprietà. Oggi, infatti, la mobilitazione non si ottiene più con delicate metafore. Come dargli torto? In un mondo in cui l'aspirante guida dei repubblicani Donald Trump sceglie come inno per lanciare la propria candidatura alla Casa Bianca Rocking In The Free World, meglio chiamare le cose con il loro nome e ripetere ogni concetto. A scanso di equivoci.

lun, 20 lug 2015 - articolo di Daniela Liucci

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