Bones

Son Lux

Bones

Glassnote Records

Voto: 4/5

Ryan Lott è quello che, adoperando un vocabolario contemporaneo, si potrebbe definire un compositore cross-mediale. O anche, secondo altri dizionari, un collaboratore seriale multitasking. Lo dimostra anche il progetto Son Lux, dal 2008 la sua isola felice, che oggi si trasforma una vera e propria band, includendo il chitarrista Rafiq Bhatia e il batterista Ian Chang, suoi compagni d'armi nel tour di Lanterns. L'alchimia sperimentata on the road, tuttavia, non rinnega il sound di Lott, ma lo amplifica, lo arricchisce, aggiungendo nuove texture alla sua elettronica multistrato, composita e immaginifica, densa di significati da scoprire a ogni ascolto. 

 

Lo dimostra Bones, album composto “collettivamente”, ovvero la meravigliosa e singolare esplorazione dello spazio di un respiro, l'istantanea del tempo tra la presa di coscienza di un diritto e l'azione, applicata a qualsiasi battaglia, ricreata attraverso mantra elettronici futuristi, ma non troppo, costruiti intorno a interrogativi filosofico-esistenziali. La celebrazione del risveglio, del momento in cui “chiudi gli occhi, ingoi il sole e sai che sei solo all'inizio”, che si adagia sulle melodie mutevoli e il piglio operistico di Change Is Everything, sui sottotoni soul-jazz di Undone, sull'incontro tra industrial e world music di This Time, sul minimalismo art-dance di You Don’t Know Me, sull'irregolarità noise di Flight, sulle distorsioni apocalittiche di I Am The Others, sul synth-gospel di Now I Want, sulla magnificenza acid house di White Lies, sulla sinfonia sintetica di Breath Out. Che porta all'illuminazione, alla consapevolezza che nessuno ha il diritto di opprimere l'altro, di ingannarlo, di raggirarlo. Alla convinzione che è arrivato il momento di alzarsi e andare ad agguantare la libertà. 

lun, 20 lug 2015 - articolo di Daniela Liucci

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