Sound & Color

Alabama Shakes

Sound & Color

Rough Trade

Voto: 4/5

Solo un titolo: To Pimp A Butterfly di Kendrick Lamar. Un disco, nell’occhio del ciclone mediatico, che dimostra quanto ancora la black music abbia cose da dire. Soprattutto quando alcuni artisti configurano il macro-genere, al di là dei sottogeneri, come un enorme laboratorio. È capitato ai Funkadelic negli anni Settanta. Ma anche in alcuni dischi di Prince degli anni Ottanta. Via le barriere, violentarle con un’attitudine psichedelica e anarchica. Oggi succede anche a Sound & Color, secondo album degli Alabama Shakes di Athens. Questo disco porta a maturazione quanto di buono c’era nel primo Boys & Girls (2012). 

 

Mai titolo è stato più adatto, perché qui il suono ha una valenza cromatica: il soul, il funk, il rock-soul sanguinano colori e la coerenza va a farsi benedire in nome di un approccio caleidoscopico che lascia a bocca aperta. Capeggiato da un personaggione come Brittany Howard, ragazzona dalla voce androgina, il quartetto rimastica una lingua vecchia e la aggiorna con la nostalgia che sprigiona tutto ciò che è vintage. Co-produce Blake Mills, che come musicista ha già dato manforte ai dischi di Norah Jones, Paolo Nutini, Kid Rock, Conor Oberst e il nostrano Zucchero. Il risultato è un album che pur disgregando e mettendo in discussione tutto ciò che dell’R’n’B è considerato “classico”, ha la stoffa per diventare un classico.

sab, 20 giu 2015 - articolo di Mauro Petruzziello

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