Beneath The Skin

Of Monsters And Men

Beneath The Skin

Island

Voto: 3/5

Il 2015, a quanto pare, è l'anno delle svolte e delle elettrificazioni. Un trend seguito dagli irriducibili paladini del folk acustico come Mumford & Sons che, calatisi improvvisamente nei panni di novelli Bob Dylan, hanno riposto in soffitta banjo e fisarmoniche e collegato la spina. Stando alle atmosfere più rock di Crystals – primo singolo di Beneath The Skin, secondo album degli Of Monsters And Men – cariche di beat marziali, squarci di elettricità e ritornelli da cantare in coro, anche il quintetto islandese, paladino di un indie folk che aveva riportato la musica della madrepatria all'attenzione del mondo, sembra destinato a incamminarsi sulla stessa strada. 

 

Eppure bastano le prime note di Human e Hunger, secondo e terzo movimento di quella che appare come una sinfonia in tre parti sulla decrescita sonora felice, per capire che non sono interessati a diventare i nuovi Coldplay. Preferendo oscillare tra un morbido soft-rock e il rodato folk pop costruito sul dialogo dinamico e l'alternanza di visioni e voci di Nanna Bryndís Hilmarsdóttir e Ragnar Þórhallsson. Beneath The Skin, registrato tra l'Islanda e Los Angeles con il produttore Rich Costey, non fa altro che espandere il discorso iniziato con My Head Is An Animal, muovendosi su territori familiari, senza disdegnare qualche avventurosa escursione sonora. 

 

Lascia intatto il potere di una natura imponente e misteriosa, fantasy quanto basta, fatta di foreste incantate, cieli di polvere d'oro e nuvole di nastri d'argento, ammaliante quanto, a volte, terrificante. Proprio come gli esseri umani. Che sotto la pelle hanno altri universi, altre “forme”. Qualcuna non desta sorprese, offrendo certezze (la martellante Empire), calcolate incertezze (la meditabonda Wolves Without Teeth) e assolute conferme (la brillante Organs). Altre mostrano lati insoliti e interessanti, più oscuri, in cui i cori svaniscono, le pulsazioni diventano più frenetiche, le chitarre si fanno ronzii (Thousand Eyes) e il folk si innamora dell'elettronica minimalista (Backyard). Gli Of Monsters And Men sono pronti a rivelare tutto. Fieri. A dimostrazione che si può “svoltare” anche senza chiudere scatoloni in soffitta.  

lun, 29 giu 2015 - articolo di Daniela Liucci

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