Ratchet

Shamir

Ratchet

XL Recordings

Voto: 4/5

Sahmir è l’ultima delle disco diva. Non nel senso filologico del termine: lui è maschietto anche se proclama la volontà di attraversare le distinzioni di gender, è nato quando la discomusic era defunta già da un po’ e non ha la latente tristezza di quelle icone del dancefloor. Ma come la mettiamo, allora, quando ci imbattiamo in una voce che ricorda Sylvester? E quando, sotterranea, una pulsazione sembra attraversare il tempo e, inghiottita da qualche buco nero, viene risputata oggi, anche se in forma diversa? Dunque, una questione di forma. 

L’attitudine disco di questo primo album, che arriva dopo una manciata di promettenti EP, è declinata dall’artista di Las Vegas attraverso una serie di suoni altrettanto vintage: electrofunk, irruzioni acid house, qualche accenno deep house. 

Un insieme molto coerente e eccitante che fa acqua solo sulle ballad (Demon e Darker), ma che trova già una sua perfetta messa in piega in pezzi come On The Regular, dove la metrica rap, grazie alla fibrillazione electro, guadagna la via per il club, in In For The Kill, dove blackness e coolness fanno maliziosamente festa insieme, in Youth, in cui la scansione ritmica irreggimenta la Gloria Gaynor che scalcia in Shamir. E poi c’è il plusvalore di una gioventù fantasiosamente vissuta che rende anche le ingenuità del debutto funzionali all’organicità del lavoro. Perché Shamir lo sa che “Adulthood is one big mess”, come dice nell’imponente Make A Scene. Per crescere, comunque, c’è tempo. Ma se vuoi farlo bene, metti in fila tutti i santini delle tue disco diva.

dom, 28 giu 2015 - articolo di Mauro Petruzziello

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