English Graffiti

The Vaccines

English Graffiti

Columbia

Voto: 3/5

Non lasciatevi illudere dal groove contagiosissimo e dall'ormai familiare estetica vintage del singolo Handsome. I Vaccines, ormai arrivati al terzo album, hanno ripetutamente dimostrato di essere maestri nella costruzione della hit indie-garage-rock e, probabilmente, hanno bisogno di nuovi stimoli. Come per esempio esplorare il passato intonandogli un canto d'addio. Lasciando tavole calde e cantine per approdare sul dancefloor di un club. English Graffiti è il saluto all'era del revisionismo, della nostaglia fine a se stessa, e l'entrata a grandi falcate nel presente. Che per Young e compagni è una sorta di sperimentazione, ovvero giocare con i trend senza mai tradire una personalità ironica, un'immaginazione illimitata, da scoprire tra le righe. 

 

Il presente dei Vaccines, infatti, è un racconto lievemente distopico affollato di voyeur digitali, pericolosamente simili e ipnotizzati da pensieri ossessivi. Un'armata di cloni da debellare con un sound più patinato, maturo, umorale e senza una precisa direzione, realizzato con la collaborazione di due produttori non causuali come Dave Fridmann e Cole M.G.N.. Se lo scopo era realizzare "un album che suoni meraviglioso oggi e orrendo tra dieci anni", non stupirà la sensualità funky dai sottotoni dark di Want You So Bad, o la costruzione tipicamente R'n'B applicata allo stadium rock di Gimme A Sign, così come l'aspirazione new wave mescolata all'atmosfera da B-movie di Dream Lover o la malinconia soft rock di (All Afternoon) In Love, ballad il cui pianoforte omaggia John Lennon. E di certo non sembrerà un capriccio l'approccio beachboysiano venato di punk di 20/20 o l'influsso sintetico new-romantic di Minimal Affection. Poco importa cosa rimarrà tra dieci, venti o trent'anni di questa avventura sonora, i Vaccines, oggi, si sono divertiti un mondo. Non è questo che conta?

mer, 24 giu 2015 - articolo di Daniela Liucci

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