Alternative Light Source

Leftfield

Alternative Light Source

Infectious

Voto: 4/5

Storia di un cortocircuito perfetto. Erano gli anni Novanta e trasfusioni di elettronica avevano rivitalizzato il sangue di molte indie-band. Allo stesso tempo, molti alfieri dell’elettronica volevano conquistare una potenza live pari a quella delle indie-band. Proprio in quel momento nascevano i Leftfield. Quando vennero fuori, immediatamente si imposero per la personalità del loro suono: meno cafoni dei Prodigy ma altrettanto aggressivi, meno cerebrali di Aphex Twin ma ugualmente geometrici, meno rarefatti degli Orb ma parimenti evocativi. 

 

Due album epocali Leftism (1995) e Rhythm And Stealth (1999): un suono bastardo e imprendibile a volerlo definire, che si nutriva di techno, dub, trance, rap, fascinazioni afro. A distanza di sedici anni dall’ultimo disco – se si esclude il live Tourism (2012) – tutto è cambiato. Fuori e dentro i Leftflied: quell’idea di suono non è invecchiata, ma si è trasformata assecondando fisiologiche evoluzioni, mentre del duo è rimasto quale titolare del nome il solo Neil Barnes. In Alternative Light Source il musicista inglese mantiene l’impatto muscoloso e virile dei precedenti, ma scarnifica le stratificazione, dando vita a un disco techno. 

 

Come nei due vecchi album, interfaccia della sua musica diventano una serie di ospiti: Tunde Abepinde dei Tv On The Radio colora con un tono profondo la già cupa Bad Radio, Channy Leaneagh dei Poliça veste i panni dell’algida electro-diva su Bilocation e Little Fish, gli Sleaford Mods rappano su Head And Shoulders; Ofei contribuisce a rarefare la conclusiva Levitate For You. Non è più tempo di rivoluzioni? Non fa niente: fa sempre bene sapere che un marchio come Leftfield può ancora sferrare qualche calcio ben assestato.

mar, 23 giu 2015 - articolo di Mauro Petruzziello

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