Qui nel baratro tutto bene

Brönsøn

Qui nel baratro tutto bene

RBL Music Italia / Believe

Voto: 4/5

Piccolo capitolo sul tempo. Passano dodici anni e il tempo fa giri strani. Così, dopo quella che raccontano essere stata “una festa di compleanno violenta”, la cantante Lara Martelli, il bassista Pierfrancesco Aliotta e il batterista Vieri Baiocchi, che avevano suonato insieme su Orchidea Porpora (2003), secondo disco della Martelli, decidono di riprendere. Non proprio dove avevano lasciato, perché le loro alchimie cambiano: è, ancora, un fatto dovuto al tempo, ma anche all’ingresso nel loro ménage del chitarrista Giorgio Maria Condemi. E il discorso ritorna ancora sul tempo, perché le chitarre di quest’ultimo richiamano da vicino un certo hard rock anni Settanta. Il quartetto si chiama Brönsøn e Qui nel baratro tutto bene è il suo primo, poderoso album. 

 

Gentile capitolo su rabbia, paura e verità. Non fa sconti questo disco. E non si nasconde nella poesia, ma cerca una prosa bruciante. È il momento di non porgere l’altra guancia (“Ti abbatterò come tu fai con gli innocenti” è il proclama di Solo molotov), di domande irrisolte sul vuoto a cui è condannata una generazione (Generazione) e sull’amore (“Dove va l’amore quando muore?”, La felicità), di proteggere la propria fragilità (“Ho di nuovo paura di trovarmi sola nella folla, di essere giudicata, di non essere all’altezza” è la confessione nella straordinaria Contare). 

 

Ossuto capitolo sul paesaggio. Dicevamo degli anni Settanta. Ma i paesaggi sonori del disco non sono solo una fotografia ingiallita di quel periodo. Semmai sono il piacevole atto di nostalgia di chi ha vissuto anche l’epoca d’oro del post-rock e anche quella dello stooner dei primi anni Zero. Un disco che è un nuovo frammento di un interessante romanzo di formazione.

mer, 27 mag 2015 - articolo di Mauro Petruzziello

Commenti

Nessun commento.

I commenti sono chiusi.

Segnala a un amico via email