FORZA MAGGIORE

Ruben Östlund

FORZA MAGGIORE

Voto: 3/5

Alcuni studi avrebbero dimostrato che in una situazione di crisi sono più spesso gli uomini a reagire in maniera egoistica. Un dato che se fosse applicato nel cinema modificherebbe la trama di gran parte dei film catastrofici, così pieni di eroi tutti muscoli e altruismo, e che fornisce a Ruben Östlund l’idea sulla quale costruire Forza maggiore. Il regista svedese punta l’obiettivo su una famiglia scandinava media – una giovane coppia e i due figli piccoli – in settimana bianca sulle alpi francesi e la pone di fronte a una catastrofe (incompiuta) che svela la natura dell’uomo. Lui se la svigna di fronte all’arrivo di un’inquietante valanga salvando iPhone e occhiali da sole e lasciando moglie e prole al loro destino, qualunque esso sia. Salvo poi ritrovarsi di fronte allo sguardo allibito della compagna che preannuncia l’inizio di una terribili crisi. 

 

Il dubbio è come lo sbadiglio, si propaga contagioso, non solo nella coppia di amici che va a trovare la coppia protagonista, ma anche nello spettatore che tra un dilemma e l’altro dovrà saper cogliere nella cronaca di Östlund il senso dell’umorismo tipicamente svedese. Dal punto di vista estetico, Forza maggiore veste cinquanta sfumature di grigio, azzurro, beige, rosso e combina l’abbigliamento con l’arredamento d’interni, in un gioco di colori e materiali che fa molto IKEA. Dal punto di vista psicologico, l’ambientazione è fondamentale per creare la sensazione di angoscia della donna che improvvisamente si sente in trappola in una relazione con uno sconosciuto, spaesata tra le montagne quanto nel letto, limitata nella sua privacy e alienata di fronte alla natura.

 

Ruben Östlund utilizza l’imponente hotel a cinque stelle, pieno di turisti giunti da ogni angolo d’Europa, come se fosse il Titanic prima dell’impatto. La catastrofe, quella che non avverrà mai, è sempre in agguato; la musica ne sottolinea la minaccia ogniqualvolta la camera mostra il paesaggio esterno e quando inquadra le porte d’entrata, come a dire che il vero pericolo è all’interno, dentro di noi. È là che si nasconde la catastrofe, nelle reazioni automatiche – e le loro conseguenze – e nelle relazioni automatizzate dal tempo e dall’abitudine. Una valanga di qualsiasi dimensione potrebbe spazzarle via senza lasciare neanche il tempo di prendere un’ultima foto. In Forza maggiore, però, il finale arriva a rimettere equilibrio tra le parti e i sessi con un attacco di panico al femminile che chiude la vicenda in parità. 

gio, 7 mag 2015 - articolo di Tirza Bonifazi

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