Capolavoro

Pino Marino

Capolavoro

Altipiani

Voto: 5/5

Era il 2005 e l’album si chiamava Acqua, luce e gas. Poi di Pino Marino un po’ si perdono le tracce. Ma la sua non è stata una sparizione. Semmai una diversificazione del lavoro: la partecipazione a collettivi artistici – il Collettivo Angelo Mai e il Collettivo dal Pane – con all’attivo dei dischi, la garbata ricerca di nuove forme di relazione con l’ascoltatore attraverso spettacoli dal forte impianto teatrale (il “concertacolo”, come lo chiama lui, E l’inizio arrivò in coda, tour di teatro e canzoni con Daniele Silvestri). Una strada sotterranea percorsa all’insegna di indicibile talento e integrità che rende colpevole la scena musicale italiana di non aver ancora colto l’appuntamento con un cantautore che dovrebbe stare fianco a fianco con Capossela, De Gregori e Fossati. 

 

Questo quarto album della sua carriera non conferma quanto di buono il musicista romano aveva fatto in passato, ma rilancia alzando la posta in gioco. Capolavoro è un disco in cui tutte le intuizioni dei precedenti trovano un posto preciso. Sfogliando i vari strati con cui queste straordinarie canzoni sono costruite – un uso mai sfacciato di una parola poetica e ricercata, una perizia da bottega del miglior artigiano nell’incastro fra testi e musica, un gusto per arrangiamenti in cui gli strumenti acustici non si intimidiscono di fronte all’occasionale matrimonio con un’elettronica discreta e di stampo vintage – si può scorgere sul loro fondo sempre una scintilla infantile, quasi la loro impalcatura fosse una filastrocca per arginare il rumore del mondo. Non c’è mai invettiva, ma poesia del disgusto. Non c’è mai il patetico del sentimentalismo, ma la dignità di un viscerale intimismo. Capolavoro: capolavoro. Le cinque stelle in calce al titolo sono poche. Ci vorrebbero costellazioni.

gio, 21 mag 2015 - articolo di Mauro Petruzziello

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