BOYHOOD

Richard Linklater

BOYHOOD

Voto: 5/5

Come si cattura quel tempo che “irreparabilmente fugge”? Secondo Richard Linklater con un film-esperimento che racconta la vita di un essere umano dai sei ai diciotto anni seguendo la naturale “evoluzione” del suo attore protagonista, come in un documentario. Ma non con una serie di capitoli separati – a ricalcare la poetica trilogia sull'amore di Prima dell'alba-Prima del tramonto-Prima di mezzanotte – ma in un unico flusso che tiene incollati allo schermo per circa tre ore. Boyhood, realizzato in trentanove giorni diluiti in dodici lunghi anni, è il migliore dei risultati possibili.

 

Eccentrico e non convenzionale, romantico e realista, è un lunghissimo susseguirsi di viaggi e partenze, un avvicendarsi di amici, amori, patrigni problematici, maestri di vita, affetti, esperienze sfiorate, raccontate per sottrazione, lasciando i dettagli all'immaginazione, e la storia è tutta nelle trasformazioni fisiche di Mason (Ellar Coltrane), nelle guance che si dilatano e scavano, nella barba che cresce, negli occhi che s'infossano, nei capelli che si accorciano e riallungano; nella determinazione e nelle forme sempre più generose di sua madre Olivia (Patricia Arquette); nelle rughe che scavano il viso di suo padre Mason Sr. (Ethan Hawke); nei cambi di look e umore di sua sorella Samantha (Lorelai Linklater).

 

Nei paesaggi quasi anonimi del Texas che rivelano piccole, grandi meraviglie; nella progressiva agonia del sogno americano; nel passaggio di testimone tra uno StarTAC e un iPhone, tra un telefono e Skype, tra Bush e Obama, tra Britney Spears e gli Arcade Fire. Mentre si succedono interrogativi universali: cosa ci rende ciò che siamo? Cosa ci spinge ad andare avanti? Scegliere liberamente è un'illusione o una concreta possibilità? Linklater invita a sintonizzarsi sulla sua lunghezza d'onda, ad abbracciare il suo tempo cinematografico quasi rivoluzionario, a lasciare a casa ogni preconcetto, e a considerare la vita come i Beatles: la somma di quattro elementi in perfetto equilibrio e non il prodotto esclusivo della corazzata Lennon-McCartney. O come un collage di infiniti momenti di presente. Che diventano frammenti di eternità, se siamo capaci di afferrarli.

gio, 23 ott 2014 - articolo di Daniela Liucci

Commenti

  • WOW
    WOW
    4 novembre 2014, 15:02
    Potentissimo nella sua semplicità, mai pensato tanto alla mia vita durante un film, mai pensato tanto a un film durante la mia vita!

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