INTO DARKNESS - STAR TREK

J.J. Abrams

INTO DARKNESS - STAR TREK

Voto: 3/5

L'uomo delle stelle J.J. Abrams, colui che oggi si ritrova al timone delle due saghe più fanta-pop della Terra (l'altra è Star Wars), e i suoi fidi collaboratori – Orci, Kurtzman, Lindelof – avevano dato fuoco alle polveri del reboot di Star Trek con un'idea che sarebbe piaciuta anche all'Harlan Ellison di The City on the Edge of Forever, assolutamente coerente col genere. A distanza di quattro anni si immergono definitivamente nel loro universo parallelo, dove tutto è possibile: pensare a uno spettacolo “standalone”, indipendente, credibile e godibile perfino per chi avesse mancato il capitolo del 2009, così come stravolgere il modello originale ammiccando però qua e là ai fan storici, magari scambiando i fattori con un gioco di specchi degno di Mirror Mirror.

 

La flotta stellare è alle prese con uno spietato terrorista, John Harrison (Benedict Cumberbatch, lo Sherlock Holmes della recente serie tv), geneticamente superiore per aggressività e intelligenza (gli autori hanno scomodato un incrocio tra Jack Torrance di Shining, il manipolatore in gabbia Hannibal Lecter e il Joker di Heath Ledger), ma anche con le ombre, la “darkness”, di una possibile minaccia interna. Il tema portante, ma non troppo approfondito, riguarda proprio l'indagine delle motivazioni del “cattivo” e dei “buoni”, distinzioni così relative da poter ribaltare velocemente i concetti di alleato e di nemici.

 

Del vecchio Trek non troverete di certo le attese e la tensione, come poteva succedere con la lenta “battaglia astronavale” de L'ira di Khan, tanto per fare un esempio non proprio a caso, ma ci sono altre costanti: l'ironia, la brillantezza dei dialoghi, le dinamiche tra i caratteri forti dell'equipaggio – stavolta più incontri che scontri –, gruppo di eroi che diventa famiglia, con l'Enterprise a costruirsi casa e rifugio intorno a loro. Il resto è sbilanciato verso il ritmo e la velocità, a volte fretta. Si scappa, si combatte, si discute, si ama e si odia quasi sempre a gambe levate, il tutto totalmente immerso (a maggior ragione nel formato nativo Imax, convertito in post-produzione al 3D) in un surplus di grandezza e di azione a tutti i costi, di cui una buona mezz'oretta superflua, di sicuro sacrificabile in un fan edit per veri trekker.

 

Dove davvero osano gli autori, con alterne fortune, è nel bromance zuccheroso tra Kirk e Spock (tanto che l'ultima frontiera potrebbe essere il flirt gay, da alcuni già adombrato negli anni Sessanta-Ottanta), e nella clonazione praticamente letterale – perfino nelle inquadrature e nel soundtrack (sempre Michael Giacchino) – di tre o quattro delle scene meglio riuscite nel precedente capitolo, un calco sicuramente da evitare (l'Enterprise che emerge da una nebulosa/dalle nuvole; la prima volta dell'astronave nello spazio/in fondo al mare; il lancio nel vuoto stratosferico/spaziale). Soprattutto vedendo la frangetta stravolta di Spock, il vero Scotty urlerebbe “non si possono cambiare le leggi della fisica!”, ma alla fine la bontà e la chimica del cast salva l'equilibrio dello show, facendo dimenticare quasi tutti i nonsense scientifici. E missione quinquennale sia.

mer, 12 giu 2013 - articolo di Gabriele Guerra

Tag: Star Trek  Movies  film

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