Auditorium Parco della Musica - Roma

Patti Smith

Auditorium Parco della Musica - Roma

20 luglio 2012

Voto: 4/5

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Patti Smith, è cosa nota, ha una certa allergia ai restauri. Il tempo che passa, dice, è un valore aggiunto, un portatore sano di storie, un bagaglio di emozioni e sensazioni che non si può – e non si deve – cancellare. Quando si tratta di opere d'arte è addirittura più estrema: il restauro è come la chirurgia plastica. Almeno in un caso specifico. Quello dell'elefantino che sorregge l'Obelisco della Minerva, in piazza della Minerva a Roma. Come tutte le volte che è in città – lo racconta con un poetico spoken word-mantra al pubblico romano che affolla l'Auditorium Parco della Musica per la data romana del suo tour 2012 – è andata a “fargli visita” per scoprire che “non versava più tutte le lacrime del mondo” e che il suo “vestito nuovo” gli aveva rubato l'anima.

 

La spiacevole sorpresa è stata comunque fonte d'ispirazione per Mrs. Smith, sempre carica di energia e carisma, ecumenica compassione e furia rock. Patti è immutabile, eppure mai ripetitiva. Più che un concerto, offre una celebrazione. Dalle prime, suadenti note di Redondo Beach, alla “calda” invocazione di Dancing Barefoot, dai toccanti ricordi velati di soul-R'n'B di chi non c'è più (This Is The Girl, Maria) alla nostalgica ma potente evocazione di Distant Fingers e Free Money, dalla spensierata leggerezza di April Fool, in cui si fa sentire, forte, l'impronta di Tony Shanahan alla chitarra come alle tastiere, alla frenesia incendiaria di classici come Because The Night, Pissing In A River, Peaceable Kingdom e Gloria (con il “solito” Lenny Kaye a sostenerla), non si risparmia, non si sconfessa e ammalia.

 

La voce, stentorea, oscilla tra dolcezza e acidità, le gambe si muovono a tempo, la testa ondeggia, in uno stato di pacifica trance che condivide con i presenti scendendo a ballare in mezzo alle prime file. Ringrazia Emegency. Ricorda, emozionata, la brutale strage in un cinema di Aurora, Colorado, accaduta poche ore prima. Conferma la sua condanna assoluta alla violenza e alla vendita di armi nei supermercati. Con lei non è umanamente possibile scindere il pensiero dalla donna e la donna dalla musica, la rivoluzione dalla poesia, e la poesia dalla denuncia. E lo ribadisce in un encore in cui incita tutti ad appropriarsi del mondo, disegnandolo a proprio piacimento (Banga, title-track dell'ultimo album scritta su un solo accordo perché tutti la possano suonare, “anche i cani”) e indignandosi per combattere le ingiustizie (la tanto attesa People Have The Power, saluto finale scandito come una preghiera e cantata in coro da un pubblico ormai vinto). Patti Smith non ha bisogno di restauri. E riesce a convincere tutti a farne a meno. O, se non altro, a provarci.

ven, 27 lug 2012 - articolo di Daniela Liucci

Tag: Live  Patti Smith

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