The Duke

Joe Jackson

The Duke

Edel

Voto: 4/5

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Quando un autore pubblica un album di cover c'è aria di carenza d'ispirazione. Più che una regola, tale osservazione è un luogo comune. E come ogni preconcetto ecco l'eccezione che aiuta a ridimensionarlo: The Duke. Dall'alto della sua trentennale carriera — con tutti gli innumerevoli cambi d'abito, dai tormentoni anni '80 (Steppin Out) fino alla recente svolta in smoking dell'album Rain — Joe Jackson non poteva ciccare il colpo con l'album dedica al Duca per antonomasia, Duke Ellington. Un'operazione doppiamente temeraria, per scelta e per modo. La scelta: perché ci vuole coraggio nell'omaggiare uno dei padri fondatori d'America sconfinando nelle alture vertiginose del jazz. Il modo: in quanto le 12 tracce fanno a gara tra loro nel differenziarsi dagli originali. Un approccio che rende onore alla memoria di Ellington — il quale amava rielaborare le sue composizioni dal vivo — mantenendo intatto lo stile di Jackson.

 

Il segreto di The Duke è di natura cinematografica: il colpo di scena. Di brano in brano lo spettatore rimane incollato alla sedia grazie agli imprevedibili cambi di registro (rafforzati da comparsate di alto profilo). Isfahan è un brano strumentale dalle atmosfere mediorientali, abbellito dall'elettronica del berlinese Kris Ingram Lanzaro e dalla chitarra di Steve Vai in stile Jeff Beck. Il multiculturalismo tanto caro al Duca è l'altro elemento vincente. Si passa dal farsi di Caravan, con la splendida voce della cantante iraniana Sussan Deyhim, alle atmosfere portoghesi di Perdido, con la sensualità di Lilian Vieira e il suo collettivo Zuco 103. I Got It Bad (And That Ain't Good) esordisce come musica da camera dell'ottocento, e il violino stile Stéphane Grappelli di Mood Indigo sembra riportare tutto alle origini del jazz. Ma la chicca che non ti aspetti è sui titoli di coda: It Don't Mean A Thing (If It Ain't Got That Swing). Non solo l'ospite in questione è un altro neo adepto del jazz club, un inedito Iggy Pop, ma anche perché il brano più coverizzato del Duca viene riletto con un geniale miscuglio di stili e sonorità mai ascoltato prima. Degna conclusione di un tributo che rasenta la perfezione.

ven, 13 lug 2012 - articolo di Luca Cacciatore

Tag: Joe Jackson  Album  Cd

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Commenti

  • giuseppe
    giuseppe
    30 luglio 2012, 15:24
    Ottima recensione, anche se non so se a Steve Vai piacerebbe sapere che ha suonato con lo stile di Jeff Beck!! : )

  • Nicodemo
    Nicodemo
    31 luglio 2012, 11:23
    a me personalmente farebbe piacere!! :P

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