C'ERA UNA VOLTA IN ANATOLIA

Nuri Bilge Ceylan

C'ERA UNA VOLTA IN ANATOLIA

Voto: 4/5

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Niente a che fare con Sergio Leone, e niente a che fare con una fiaba, nonostante il "c'era una volta". Due vecchie auto e una jeep dei gendarmi avanzano nella notte fra le colline dell'Anatolia, alla ricerca di qualcosa di cruciale. Il carico della carovana è l'umanità. Un procuratore baffuto come Clark Gable che conduce una complicata indagine del presente, ma scoprirà insospettabili colpevoli nel suo passato. Un giovane medico legale solo apparentemente freddo e trattenuto. Un reo confesso impenetrabile e confuso, insieme al fratello complice, ammanettato anche lui. Un commissario scorbutico e manesco, ma umano e paziente al tempo stesso, e via via altri poliziotti e comprimari, dall'impiegato addetto alla stesura dei rapporti ufficiali, alla bassa manovalanza munita di pale per scavare. E' un caso che mette a dura prova i nervi di tutti, risolvibile — in senso trasversale — forse solo se ciascuno sarà disposto a sacrificare il proprio ruolo, di vittima, colpevole o servitore della giustizia. 

 

Il regista turco (anche cosceneggiatore e montatore) Nuri Bilge Ceylan, che per questo film a Cannes 2011 si è guadagnato lo stesso Grand Prix Speciale della Giuria toccato quest'anno al Reality di Garrone, firma un personalissimo poliziesco che marcia al ritmo naturale della vita, rispettandone i "tempi tecnici" — alla lunga notte seguono l'alba, la stanchezza, un nuovo giorno — e di maturazione emotiva dei personaggi, dando però una continua e precisa sostanza al racconto con dettagli mai casuali, anche quando qualcuno scambia una chiacchiera che sembra solo buttata lì. Non si esplodono colpi di pistola, mentre quelli di scena lo fanno dentro, anche con effetto ritardato. Nonostante le auto, nessuno fugge e nessuno insegue, e il cast tutto al maschile — rischiarato solo due volte, illuminanti, da una ragazza e da una vedova — sembra muoversi sul palco di un teatro. E' un grande coro ma fatto di solisti, in cui anche l'idea di protagonista cambia come al passaggio di un testimone invisibile. O che, facendo più attenzione, si riesce a intravedere ogni volta che la verità tocca un volto.

ven, 15 giu 2012 - articolo di Gabriele Guerra

Tag: Movies  film

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Commenti

  • Ylmaz
    Ylmaz
    15 giugno 2012, 13:25
    lunghissimo e lento, ma vale la fatica, a patto di saper stare 2 ore e 40 con gli occhi e le orecchie bene aperti!! grande cinema, non le stupidaggini di hollywod...

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