DIAZ - DON'T CLEAN UP THIS BLOOD

Daniele Vicari

DIAZ - DON'T CLEAN UP THIS BLOOD

Voto: 4/5

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A pensarci bene il recente ACAB di Stefano Sollima si sarebbe potuto intitolare Diaz, visto che prendeva le mosse dai fatti del G8 di Genova raccontati ma non mostrati chiudendo il suo cerchio sul Lungotevere Maresciallo Diaz, in odore di scontri proprio davanti allo Stadio Olimpico di Roma. E il Diaz di Daniele Vicari poteva a maggior ragione chiamarsi ACAB — All Cops Are Bastards, tale è il debito che deve al libro di Carlo Bonini, giornalista di Repubblica, a partire dal primo capitolo La macelleria di Michelangelo. Non solo, proprio la figura storica del vicequestore Michelangelo Fournier, che mancava nel primo film, compare in qualche modo in questo secondo, col nome di Max Flamini, poliziotto del VII interpretato da Claudio Santamaria, uno dei capisquadra della famosa e sanguinosa irruzione nella scuola Diaz. Ma il protagonista non è lui, né il giornalista Elio Germano, né l'anziano manifestante Renato Scarpa. Protagonista è l'odio cieco di un esercito senza volto, anonimi opliti che combattono la loro battaglia delle Termopili al contrario, tanti contro pochi e senza l'opposizione di un vero nemico, ma solo passanti occasionali da massacrare, da sequestrare nei Pronto Soccorso e, non contenti, torturare con una seconda razione di violenza ancor più intollerabile, perché inflitta a mente fredda.

 

Lo spunto creativo di Vicari, e della sceneggiatura, si limita al volo di una bottiglia vuota, che scandisce il continuo avanti e indietro nel tempo dei vari testimoni di quella drammatica giornata di fine luglio 2001, un ticchettio sostenuto dal bel commento sonoro di Teho Teardo. Il resto è cronaca, cruda verità processuale, senza troppe novità per chi aveva seguito i fatti con una certa attenzione, ma assolutamente da mostrare in tempi in cui molti si limitano a guardare le figure. Disturbanti, dure, irreali. Ma, nonostante tutto, quasi come per pudore, paradossalmente anche un po' edulcorate rispetto alla realtà. Che chiedete alle vittime ancora una volta batte la finzione, anche quando, come in Diaz, è accuratamente messa in scena.

ven, 13 apr 2012 - articolo di Gabriele Guerra

Tag: film  movies

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Commenti

  • Lalla
    Lalla
    18 aprile 2012, 12:40
    andrebbe classificato come film horror, uno dei più belli mai visti. Ma invece di dire come spesso capita "ispirato a..", dire proprio "è una storia vera in tutto e per tutto"!!

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