Noctourniquet

Mars Volta

Noctourniquet

Warner

Voto: 4/5

  • Condividi su Facebook
  • postalo su Buzz
  • condividi su FriendFeed
  • segnalalo su Ok Notizie

inviainvia a un amico

Quando si pensa che i Mars Volta non abbiamo più molto da dire e che l'annunciata reunion degli At The Drive-In possa tenerli in panchina per un po' Omar Rodríguez-López e Cedric Bixler-Zavala si divertono a sovvertire l'ordine delle cose. Se Octahedron si era aperto alla misura, a un hard-prog-rock più lineare rispetto al claustrofobico progressive psichedelico del passato, Noctourniquet sesto album della band americana segue entrambe le direzioni, scoprendo una nuova simmetria, fatta di mitologia, pop culture e odissee nello spazio. L'elettronica prende il comando, i sintetizzatori annunciano l'assenza di Ikey Owens e John Frusciante, le percussioni si liberano da costrizione temporali con l'approccio avanguardista del figliol prodigo Deantoni Parks e le chitarre definiscono i confini di una meta-universo da esplorare. Un altro mondo, ispirato al mito di Giacinto e al cattivo dei fumetti Solomon Grundy, i cui abitanti si rigenerano, morte dopo morte, vita dopo vita, tessendo un concetto alternativo di immortalità. 

 

Lo stesso destino che segue la musica, nel suo spesso wall of sound di distorsioni, cambi di tempo, dissonanze, inusuali accostamenti che si dilatano ascolto dopo ascolto. Ogni paesaggio sonoro disegnato dai Mars Volta nasce da un apparente caos per acquistare una precisa e significativa fisionomia, sia quando ospita battaglie infuocate a colpi di riff stridenti e ossessivi (The Whip Hand) o si apre a eccentriche escursioni ritmiche su ispirazioni quasi vaudeville (The Malkin Jewel); sia quando è percorso da intrecci di psichedelia melodica e dance (Vedamalady) o s'illumina di tocchi di new-wave e pensieri jazz (Zed And Two Naughts); quando evoca la crepuscolare elettronica dei Radiohead (Aegis) o lascia brillare il tradizionale marchio di fabbrica (Molochwalker). E soprattutto quando usa la melodia per creare movimento, con colori caldi e malinconici (Empty Vessels Make The Loudest Sound) o freddi e spettrali (Trinkets Pale Of Moon). Bixler-Zavala lo definisce future punk. Che si sia d'accordo o meno, non si può negare che il sound di Noctourniquet sia rigenerante. E passionale, come non mai. Basta saperlo ascoltare.

lun, 7 mag 2012

  • Condividi su Facebook
  • postalo su Buzz
  • condividi su FriendFeed
  • segnalalo su Ok Notizie

inviainvia a un amico

Commenti

Ancora nessun commento, vuoi essere il primo?

Lascia un commento

Inserisci il tuo commento. Per favore, sii educato.

Se sei registrato fai login per far apparire il commento a tuo nome, altrimenti inserisci nome e indirizzo email.


Segnala a un amico via email