Blues Funeral

Mark Lanegan Band

Blues Funeral

4 AD

Voto: 4/5

La strada verso gli inferi è lastricata di riflessioni ad alto tasso alcolico, file di bicchieri vuoti, lacrime versate, fango vischioso come sabbie mobili, ferite da leccare, inverni desolanti, demoni tentatori e ancora battaglie, cedimenti, imperfezioni. Benvenuti nel cupo e livido universo di Mark Lanegan, indefesso traghettatore di anime perse e tormentate, e distinto officiante del funerale del blues. La “musica del diavolo”, tuttavia, più che spegnersi tristemente, subisce una, cento reincarnazioni. Blues Funeral, il disco che arriva otto anni dopo Bubblegum e infiniti progetti di collaborazione (e che riunisce amici “speciali”, da Josh Homme a Greg Dulli e Jack Irons), è un calderone di sperimentazioni e contaminazioni, mai troppo azzardate eppure in grado di indicare direzioni diverse.

 

Dall'influsso post-grunge impastato di elettronica di Gravedigger's Song, minacciosa e romantica, e Tiny Grain Of Truth (in cui sembra essere andato a ripetizioni da Moby), all'abrasivo e spregiudicato eco hard rock, elettrico e duro come ai tempi dei Queens of the Stone Age, alle distaccate meditazioni trip-hop di Bleeding Muddy Water fino agli accenti space disco di Ode To Sad Disco – l'ultimo ballo prima della fine in puro, destabilizzante stile U2 dell'era Pop – Lanegan modella la sua anima dark in forme molteplici, mutevoli. A volte indugia nella familiarità di ballad spettrali (Phantasmagoria Blues, Harborview Hospital), altre si lascia sedurre dal ricordo del krautrock (Quiver Syndrome) e da fusioni a freddo tra Beatles e Radiohead (Leviathan) destinate a far storcere il naso a qualcuno, trasportando tutto, inevitabilmente, sei metri sotto terra. Senza alcuna deviazione di percorso o concessioni alla luce. La meta non cambia. Non c'è scampo, solo qualche sosta. L'ascesa verso il paradiso non è contemplata.

 

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ven, 10 feb 2012 - articolo di Daniela Liucci

Tag: Mark Lanegan  Album  Cd

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