The Roots
Undun
Universal

Sometimes you have to pick the gun to put the gun down. Il pensiero di Malcolm X è da sempre una delle costanti della militanza artistica dei Roots. Militanza che trova sempre il modo di sfociare in decisioni temerarie, che si tratti di accogliere Michele Bachmann, aspirante candidata repubblicana alle elezioni americane del 2012, nel salotto di Jimmy Fallon sulle note di Lyin' Ass Bitch dei Fishbone (scatenando un putiferio mediatico e l'ira delle femministe) o di dar voce alle proprie convinzioni senza curarsi di risultare politically correct. Usano la musica come un'arma: a volte feriscono, altre istruiscono. Undun, tredicesimo disco e primo concept album in ventiquattro anni di carriera, fa entrambe le cose.
Ispirato a A Prince Among Thieves di Prince Paul e a un brano di Sufjan Stevens, è una rapsodia da ghetto incentrata sulla vita incompiuta di Redford Stephens, venticinquenne criminale prematuramente assassinato, procedendo a ritroso (come aveva già fatto Gavin Castleton in A Bullet, A Lever, A Key). Tra l'eloquente e disarmante linea piatta di Dun e la tabula rasa da riempire con infinite opportunità di Tip The Scale, scorrono frammenti e riflessioni di un'esistenza distrutta da scelte sbagliate, in bilico sul labile confine che separa vittime ed eroi, dal buio pesto dell'inevitabile fine alla luce dell'inizio, in un insolito inno alla forza di volontà e alla possibilità di raggiungere più alti fini. In apparenza più morbido e accessibile dei suoi predecessori, Undun è un fine e meditato intreccio di hip-hop, jazz e soul spiccatamente seventies, rock e trip-hop à la Portishead, ricco di anima e di pianoforti, di intuizioni e viscerale onestà. Organix è molto lontano, come lo è Game Theory, ma la radiosa cover di Stevens, Redford (For Yia-Yia & Pappou), scelta per chiudere il cerchio (con lo stesso Sufjian e D.D. Jackson come ospiti) e dilatata in una sinfonia in quattro movimenti, quattro diverse variazioni timbriche sullo stesso tema, non crea rimpianti. Perché se il fine è quello di motivare le giovani generazioni a deporre le armi, i Roots hanno decisamente scelto il mezzo giusto.
mer, 14 dic 2011
- articolo di Daniela Liucci
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