Brett Anderson
Black Rainbows
EMI

Ci sono ombre, luci livide e fiori bianchi in copertina del quarto album da solista di Brett Anderson, cantante non più tanto ex dei Suede, visto che la band ha appena rigurgitato la sua intera discografia in versione deluxe e si appresta a entrare in studio per un nuovo disco. Parlavamo di ombre, luci livide e fiori bianchi, perché la decadenza passa per questa iconografia che ha tutta laria di essere luttuosa. Ma Anderson, che pure ha incarnato e incarna laspetto più estetizzante di quella decadenza, non la assume sulla sua pelle vivendola fino in fondo, rendendola autobiografica con un album definitivamente sbagliato, con una carriera marcita e un futuro nebbioso. Black Rainbows è un album più che dignitoso, che non fa a cazzotti con un passato ingombrante. È un disco che si distacca drasticamente dai precedenti lavori solisti, gonfi di un spleen acustico e cantautorale. Qui le chitarre ricominciano a incidere la sanguinolenta carne di potenti canzoni e in alcuni momenti Anderson, come un grande scrittore che osserva i suoi personaggi ma non li giudica mai, riesce a dar vita a creature di incantevole bellezza, come quella dagli occhi di posacenere che si muove sullo sfondo di cieli antisettici (nel singolo Brittle Heart). Ci si stupisce ancora di fronte alla compiutezza poetica di pezzi quali liniziale Unsung, di This Must Be Where It Ends e della graffiante Actors, brani che sono la testimonianza di unottima sopravvivenza del loro autore al suo tempo e alla sua decadenza.
ven, 30 set 2011
- articolo di Mauro Petruzziello
Tag: Cd Album Brett Anderson
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