SIN CITY

Robert Rodriguez, Frank Miller

SIN CITY

Voto: 4/5

Robert Rodríguez non è uno di quei registi che si limita a chiamare azione. Butta giù sceneggiature e ama impazzire sugli storyboard, soprattutto quando sono già belli e pronti, e d'autore, come i celebri fumetti di Frank Miller, qui fedelmente riportati su grande schermo. E nella tradizione dei migliori cineasti si cimenta anche sugli spartiti. Sin City è un film diviso in tre sottotrame, tre storie nero su bianco, oniriche e noir, tagliate di netto da luci e ombre e da una violenza estrema ma stilizzata, come il sangue bianco che spesso imbratta le sue vittime. Gli danno vita tre coppie di personaggi, così come in tre - Rodríguez e i suoi collaboratori John Debney e Graeme Revell — si spartiscono la colonna sonora, riuscendo però a disegnare un quadro compatto.

 

Rodríguez segue le vicende dei personaggi di Hartigan e Nancy con attitudine più rock ed enfaticamente orchestrale (vedi soprattutto i titoli di coda). Vocalizzi femminili e sax dissonanti rimarcano invece il tema portante della storia di Marv e Goldie: la solitudine. Se ne occupa Revell, che ritma crudamente le sue pulsazioni spolverandole con un po' di elettronica. Debney, alle prese con la trama Dwight/Jackie Boy, si rifugia in atmosfere più tradizionali, incorporando parti jazzate e veloci, con largo uso di fiati e archi. Gli extra di un soundtrack tutto originale sono la techno-rock Absurd degli inglesi Fluke, e soprattutto Sensemaya del compositore messicano Silvestre Revueltas, un brano del 1976, giusto tributo alle influenze di Rodríguez e compagni. Come attingere alla tradizione cinematografica, delle colonne sonore e del fumetto e riadattarla alla perfezione ai linguaggi del 2005. Da sequel.

ven, 10 giu 2005 - articolo di Gabriele Guerra

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