Expo 86

Wolf Parade

Expo 86

Sub Pop

Voto: 3/5

Tutta colpa di Ernie? Sembra quasi che i Wolf Parade abbiano tradotto in musica modernamente vintage, in perfetto equilibrio tra la furia accorata del garage-rock e l'algido distacco della new wave, l'immagine elegante e futurista del mini-robot simbolo dell'esposizione mondiale di Vancouver del 1986, quella de "il mondo in movimento – il mondo in contatto". "Ogni canzone che avevamo in testa l'abbiamo riversata direttamente sugli strumenti" dice la premiata ditta Krug & Boeckner e, in effetti, Expo 86 è quasi un flusso di pensieri impulsivi, sempre consistente e graffiante e semplicemente complesso nella forma quanto lievemente traballante nella sostanza. Le chitarre, meno "singhiozzanti" e psichedelico-visionarie, sono in grado di sostenere lunghi monologhi più che brevi dialoghi, di ricercare soluzioni melodiche più coerenti, frutto, paradossalmente, di una spontanea improvvisazione e non di elaborate meditazioni. L'intento è quello di "offrire al pubblico qualcosa di ballabile" ma ascoltando il prog stirato di What Did My Lover Say? (It Always Had to Go This Way) o di Ghost Pressure, le allusioni glam di Two Men in New Tuxedos e i luccichii pop di Cave-O-Sapien, più che a dimenare il bacino ci si sorprende a decollare verso paesaggi astratti. E a esplorare significati che le parole, spesso troppo pallide, dovrebbero nascondere.

mer, 28 lug 2010 - articolo di Daniela Liucci

Tag: Wolf Parade  Album  Cd

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