Eminem
Recovery
Interscope

Si dice che da sobrie molte persone diventino banali e poco divertenti. Da sobrio Eminem sembra confermare tristemente questo luogo comune. Dimenticato il ragazzaccio che le cantava a tutti senza sconti, è ormai uno dei tanti rapper senza ispirazione. Che sia colpa o meno della ritrovata sobrietà, una certa debolezza artistica era già evidente in Relapse. Per quanto Marshall Mathers III sostenga il contrario, Recovery ribadisce il concetto. Quello che doveva essere un trionfante viaggio di ritorno dai vicoli bui di dipendenza e depressione a una nuova luce e al rinnovato amore per l'hip-hop è solo una cartolina sbiadita dei tempi andati. Cinderella Man, con vaga ispirazione Queen, prova a ricordare chi possiede il titolo di miglior lingua lunga, senza mostrare la giusta convinzione. I suoi bersagli sono sempre più ovvi. Per un Dr. Dre che fa un passo indietro, relegando la sua presenza alla modesta So Bad, entrano in scena Pink, con il rabbioso racconto di risalita in salsa hard-rock di Won't Back Down; l'ex nemico Lil Wane con l'infelice campionamento di una hit della eurodance Nineties (What Is Love di Haddaway), in No Love; l'inattesa Rihanna, un tempo uno dei suoi possibili bersagli, nella ballad pop Love the Way You Lie; e il produttore DJ Kalhil a tentare di svecchiare pensieri ormai logori (portando anche il tocco metal dei Black Sabbath in Going Thorugh Changes). Forse al completamento di una rehab dovrebbe seguire una lunga vacanza per guardare il mondo con occhi nuovi e stimolare l'immaginazione. Anche da sobri.
mar, 20 lug 2010
- articolo di Daniela Liucci
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