Joe Wright
IL SOLISTA

Leggi film basato sulla storia (vera) di musicista affetto da malattia mentale e pensi subito a Shine, il biopic che nel 1997 valse a Geoffrey Rush l’Oscar come miglior attore protagonista. Acqua. Perché se Joe Wright si era fatto un buon nome a Hollywood con Espiazione, adattamento dell’omonimo libro di Ian McEwan, con Il solista sembra ripetere l’errore di Orgoglio e pregiudizio consegnando al cinema un’opera – potenzialmente buona – sciatta e impersonale. La vicenda narrata, stavolta, è quella del musicista afroamericano schizofrenico Nathaniel Ayers, citato più volte dal giornalista Steve Lopez (Robert Downey Jr.) nella rubrica del Los Angeles Times che in seguito avrebbe fornito le basi per il libro dal quale il film di Wright è tratto. A nulla sono servite le performance di Downey Jr. e del premio Oscar Jamie Foxx che, pur mettendocela tutta, sotto il trucco e parrucco sembra una caricatura. Forse Robert avrebbe fatto bene a ricordare al collega una delle sue migliori battute in Tropic Thunder: “Analizza. Dustin Hoffman, Rain Man, sembra proprio un ritardato ma non lo è: stuzzicadenti, carte, autistico non ritardato. Prendi Tom Hanks, Forrest Gump, tardo sì, ritardato forse, apparecchio alle gambe, però affascinava Nixon e vinceva a ping pong in un torneo, non era ritardato. Peter Sellers, Oltre il giardino, infantile sì, ritardato no. Mai completi ritardati. Non mi credi? Chiedi a Sean Penn, 2001, Mi chiamo Sam. Presente? Completo ritardato. Restò a mani vuote”.
gio, 22 lug 2010
- articolo di Tirza Bonifazi Tognazzi
Tag: Movies Robert Downey Jr. Jamie Foxx
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