Baustelle
Atlantico - Roma
17 aprile 2010

Il palazzetto dell'Atlantico va bene anche per l'orchestra, a dispetto delle previsioni. Questo perché l'Orchestra dei Mistici dell'Occidente non è una schiera di frac impettiti, ma quasi quasi somiglia alla combriccola di messicani alterati e allegri immaginata da Bianconi e soci per il "quasi-concept" del nuovo album. Mistici stretti e impacchettati sul palco, condiviso con i sette della band, in pratica una folla. Davanti, l'altra folla, che non è la congrega indie-radical-intellettual-snob che qualcuno vorrebbe contrabbandare, ma semplicemente un pubblico festoso, positivo e cameratesco, sponda perfetta per ingenerare un bel circolo virtuoso.
Il concerto è quasi completamente devoto al nuovo album, un vero "scusate, vi presento: lui è L'indaco, lei eccetera... e loro invece sono il pubblico dei Baustelle", cartina al tornasole per poi correggere eventualmente il tiro del tour che verrà, a seconda delle reazioni: ottima in generale, torrida per Le rane, Gli spietati e La canzone della rivoluzione, più tiepida su Follonica, San Francesco e la title track, ma forse, dal lato fan, gioca molto la voglia di un live più sfrenato possibile e meno meditabondo.
Prova ne sia la discesa in campo dell'album Amen, dopo 6-7 pezzi, con Panico! — ballatissimo -, e dal passato, recente e remoto, cose come La guerra è finita, Il corvo Joe, Gomma e Noi bambine non abbiamo scelta. Se è vero che l'Orchestra dei Mistici è solo una parentesi speciale (si replica il 19 aprile a Milano, il 25 a Torino, il 27 a Firenze), allora più avanti mancherà parecchio ai nostri, soprattutto per la ricchezza dei tanti passaggi strumentali. Bis vulcanico con Charlie fa surf, ma senza troppa lava e lapilli, mentre l'ultimissima Andarsene così, invece, ammanta tutta l'aria del palazzetto, spessa e potente come la nube di cenere che sta bloccando i cieli d'Europa. Sarebbe splendido. Amare veramente. Riuscire a farcela. E non pentirsi mai...
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lun, 19 apr 2010
- articolo di Gabriele Guerra
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