Head First

Goldfrapp

Head First

Mute/Emi

Voto: 5/5

Durante gli insospettabili concerti del tour 2001, quando ancora credevamo i Goldfrapp capaci soltanto delle eteree e rarefatte atmosfere che caratterizzavano il primo album Felt Mountain, ad un tratto il duo attaccava una versione aerea di Physical di Olivia Newton-John. Sembrava una provocazione, alla luce delle coordinate sonore su cui si muoveva il gruppo. Forse un divertissement intellettuale. A distanza di un decennio in cui i due hanno dato vita a un album come Black Cherry consacrato all’electro, a un successivo Supernature che era puro disco-glam e al penultimo Seventh Tree destinato a essere il riposo del guerriero del sabato sera grazie a quello space-folk-tronico che lo impregnava, ecco solo ora, si diceva, capiamo che la Olivia Newton-John dei primi anni Ottanta è in realtà il totem di questi due incredibili musicisti. Rocket, il primo singolo di Head First, va ballata con gli stessi scaldamuscoli della diva di Xanadu. E tutto il disco santifica quell’idea sonora, che incrocia anche gli ABBA, con un fare talmente buffone e citazionista che non si può non esserne ammaliati. Alive e la title track, veri ganci melodici, aprono con un piano che starebbe bene su un disco dei Supertramp. Dreaming dà una lezione di stile a quella Kylie Minogue che ha sempre tentato di rifarsi alle idee post disco. Ma c’è qualcosa di più che la voce di Alison Goldfrapp sembra evocare: i suoi sospiri non ci mostrano solamente un recupero di quelle atmosfere, ma una civiltà musicale distrutta, di cui ci rimangono solo degli scampoli che fluttuano nell’aria e che vanno acciuffati prima che si dissolvano definitivamente. Ecco allora che la citazione si trasforma in compianto. E che tutta questa leggerezza, in realtà, è un fantastico peso sul cuore.

 

 Il videoclip di Rocket dei Goldfrapp

gio, 18 mar 2010 - articolo di Mauro Petruzziello

Tag: Goldfrapp  Dance  Pop  Elettronica  Cd  Album

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