Palalottomatica – Roma

Spandau Ballet

Palalottomatica – Roma

2 marzo 2010

Voto: 4/5

Chi sono oggi le fan degli Spandau Ballet? Che è successo alle loro vite da quegli strepitosi anni Ottanta? Dove sono i loro sogni, appesi con le puntine da disegno accanto ai poster di Tony Hadley e dei fratelli Kemp? E i loro coetanei hanno ancora i capelli? O sono un ricordo come l’esotismo-fai-da-te dei video del quintetto londinese e come l’ingenua grandeur di un’epoca che aveva costruito un tempio sulla bellezza dei membri del gruppo? Oggi Tony Hadley ha una faccia da impiegato del catasto e una pancia che dire pronunciata è un eufemismo. Martin Kemp ha sbagliato tinta per i capelli e John Keeble sembra coetaneo di Keith Richards. A distanza di vent’anni dall’ultima apparizione dei loro idoli, le fan (si farebbero ancora chiamare così?) sono di nuovo insieme non certo per urlare a squarciagola come ai concerti di un tempo, ma per contarsi e ricordare. E gli Spandau Ballet non possono più far leva su quella straordinaria bellezza grazie alla quale sembravano aver costruito una carriera.

 

Allora cosa rimane? La musica. Quella che i critici di un tempo consideravano pura spazzatura, col senno di poi è un mondo sonoro davvero straordinario. Ora addirittura tonificato da un Tony Hadley con una voce matura e potente e da una band che suona bene come non ci si poteva aspettare. Si inizia alla grande con To Cut A Long Story Short e si cavalca attraverso il greatest hits che tutti si aspettavano: I'll Fly For You, una sublime She Loved Like Diamond, Lifeline, True, Round And Round corredata da immagini d’epoca e la versione solo voce e chitarra acustica di With The Pride e Through The Barricades. Il piacere di ritrovare il gruppo con una nuova consapevolezza fa da contraltare al riaprirsi della piccola, struggente ferita della malinconia per un tempo che fu. L’oscillazione fra questi due poli è continua. Ma gli Spandau lo prevedevano e non fanno niente per sanare la dicotomia. Conclude una Gold che rimanda tutti a casa contenti. Per una sera un po’ più giovani.

ven, 5 mar 2010 - articolo di Mauro Petruzziello

Tag: Live  Pop  Spandau Ballet

Commenti

  • theriflex
    theriflex
    5 marzo 2010, 17:05
    ebbene sì, quella sera mi sono paracadutato tra le linee nemiche... (se notate il mio nick duraniano non fate caso alla storpiatura, voluta, una lunga storia). Perche' esiste anche la nostalgia di un grande dualismo che fu... Ma avete notato su Fight for ourselves che sul megaschermo sono comparsi per un attimo simbili vetero sovietici??? :)

  • danka
    danka
    5 marzo 2010, 17:48
    Io tifavo per gli Wham, gli spandau erano piuttosto la versione sfigata del pop inglese anni 80!!!

  • solelory
    solelory
    5 marzo 2010, 18:03
    Li ho amati 20 anni fa e tutt'oggi continuo ad amarli...l'altra sera è stato come tornare indietro nel tempo e....che voce Tony Hadley! Spero che continuino e che facciano un altro disco...semplicemente fantastici!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  • Gabriele
    Gabriele
    5 marzo 2010, 18:16
    I Duran vincevano per i video, ma avevano un live acerbo. Gli Spandau avevano più spessore musicale. Gli Wham staccavano tutti per consumo di lacca.

  • bamboo
    bamboo
    5 marzo 2010, 18:57
    Io tifavo per i Duran, ma il concerto di martedì mi ha fatto ricredere. I Duran avevano dei live acerbi, hai ragione Gabriele, e i loro ultimi dischi sono pietosi. Meglio il silenzio degli Spandau.

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