AVATAR

James Cameron

AVATAR

Voto: 4/5

Jake Sully (Sam Worthington), un marine costretto sulla sedia a rotelle, ha da poco perso il fratello gemello. Viene chiamato a sostituirlo sulla luna Pandora in una delicata missione, che per ironia della sorte gli dà la possibilità di tornare a camminare, non in prima persona, ma attraverso un "avatar", un essere dal genoma ibrido umano-alieno che può controllare a distanza psichicamente, vivendone tutte le esperienze. Gli avatar servono ai terrestri — militari, scienziati e affaristi — per poter respirare sul pianeta ed entrare in contatto con la popolazione locale, i Na'vi, studiarli, conquistarne la fiducia e possibilmente spostarli da una zona ricchissima di Unobtainium, minerale di grande interesse commerciale. Prima con le buone, poi, se non dovesse funzionare, con le cattive.

 

CLICHÉ - Un uomo bianco (occidentale, tecnologico, civilizzato) entra in contatto con una realtà esotica, altra, "aliena", in perfetto equilibrio con la natura. Viene dapprima rifiutato, percepito come un nemico (oppure lo è davvero). A poco a poco l'eroe riscopre la sua armonia con l'ambiente, si fa accettare, decide infine di passare dalla parte dei più deboli. Un uomo chiamato cavallo, Balla coi lupi (e il suo clone L'ultimo samurai), Pocahontas: non aspettatevi niente di originale da una storia già vista decine di volte. Aspettatevi molto invece dal come questa storia viene raccontata, spettacolo puro per la bellezza dell'ambientazione, di grande ritmo, avvincente nonostante tutti i déjà vu.

 

IL VIETNAM E I PELLEROSSA - Gli indigeni di Pandora sono solo un tassello del suo ecosistema, capaci di comunicare con piante e animali a livello intimo, non solo simbolicamente, ma anche attraverso delle terminazioni nervose. Sono gli indios dell'Amazzonia, gli indiani pellerossa, l'ultimo ostacolo tra il presunto progresso, leggi lo sfruttamento, e le risorse naturali. Combattono contro i marine del futuro, che poi sembrano quelli di sempre, ma anche qui la lista di spunti super classici — gli elicotteri di Apocalypse Now, gli Ewok di Star Wars, la Sigourney Weaver/Dian Fossey di Gorilla nella nebbia — trova nuovi punti di equilibrio, e godimento per lo spettatore, soprattutto grazie alla sfida tecnica stravinta da James Cameron e il suo staff: i Na'vi sono alti tre metri, sinuosi e animaleschi, parlano una vera lingua aliena — inventata apposta da un noto linguista — e interagiscono perfettamente con attori in carne e ossa, mezzi militari e il campo di battaglia.

 

RIVOLUZIONE - Secondo Cameron Avatar doveva rappresentare, per il nuovo cinema digitale, un'evoluzione paragonabile ai passaggi dal muto al sonoro, o dal bianco e nero al colore. Volutamente esagerato. Sul 3D sembrerebbe anche arrivato tardi, ma in un certo senso doveva arrivare tardi, visto che parte dei rinvii sono stati studiati per avere più sale possibili attrezzate per la nuova tecnologia e un pubblico già avvezzo all'esperienza. La già nota "motion capture" invece — tecnica con cui l'attore recita e viene poi trasformato in una controfigura generata al computer — è diventata Performance Capture, perfezionata e meglio gestibile dai filmmaker che verranno, ma non molto più impressionante di quanto già fatto vedere da Peter Jackson e il suo Gollum ne Il Signore degli Anelli. Di sicuro un aumento della potenza di calcolo, non della qualità in assoluto.

 

FAVOLA NEW AGE - Ambientalista, new age nei suoi trip fosforescenti, antimilitarista, politically correct. Eppure c'è già chi ha tacciato Avatar di razzismo, con il bianco che salva il buon selvaggio, e di quasi blasfemia, troppa adorazione per la divinità Natura (anche su Pandora arriva l'ombra del cupolone), o chi ci vede, come al solito, simboli esoterici e richiami all'occulto. Suvvia, se mai ci fosse qualcosa di vero, sarebbe per motivi di marketing e non per altro. È il "C'era una volta" di sempre, solo che sbuca dallo schermo in tre dimensioni e il principe azzurro è diventato tutto blu.

 

 

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Tag: Movies  James Cameron  Sam Worthington  Avatar

Commenti

  • theriflex
    theriflex
    23 gennaio 2010, 21:00
    è vero, storia scontata ma visivamente impressionante. Qualcuno mi può spiegare perché Sigourney a un certo punto insulta il colonnello dandogli del "Capitano Kirk"??? 10 a 1 che nella versione originale la battuta è totalmente diversa...

  • Vannikin
    Vannikin
    16 marzo 2010, 16:07
    Bè tocca essere d'accordo con la recensione. Ma c'è un dettaglio, un dettaglio che ho notato subito che, IMHO, dà "corpo" al film. Non potevi non parlarne! Parlo delle grida. Le urla degli "alieni" quando viene ferita la natura (oltre ai loro simili e loro stessi). I Na'vi prendono vita nel momento in cui urlano. In quel momento lo sguardo (e l'udito) accorto possono cogliere veramente il sentimento che anima chi ha ideato e disegnato il popolo dei Na'vi. Il loro grido è straziante, è lacerante. E' il grido di una madre che perde il figlio. E' questo vuole ovviamente e banalmente dire il film...la natura è nostra madre ed allo stesso tempo nostra figlia. Per il resto è di notevole fattura tutto il resto anche il dettaglio del generale che distrugge tranquillamente l'albero-casa mentre sorseggia un caffè da vero "americano".

  • Gabriele
    Gabriele
    17 marzo 2010, 17:00
    devo dire che non ho citato l'Urlo di Cameron (come l'Urlo di Munch?) perché non gli avevo dato tutta questa importanza. Ma in effetti, a ripensarci, c'è! Faccio invece un'ipotesi sul Colonnello per Avatar 2: non è morto, anche lui era implementato con genoma alieno (ma direttamente nel suo corpo, senza bisogno di Avatar), ecco perché a tratti ha "respirato" senza problemi su Pandora... Tornerà!

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