MOON

Duncan Jones

MOON

Voto: 4/5

Il regista si è formato soprattutto con le pubblicità. Così, come per giocare sul sicuro, affida l'inizio del suo primo lungometraggio a uno spot della Lunar Industries, società che ha risolto i problemi energetici del nostro pianeta grazie all'helium-3 estratto dalle rocce lunari. Futuro, dunque. Il regista, vuoi o non vuoi, infatti si è formato anche con la fantascienza, altro gioco di cui conosce benissimo le regole. Figlio de L'uomo che cadde sulla Terra, David Bowie, al primo nomignolo Zowie oggi preferisce il sobrio Duncan, più Jones, vero cognome del papà. La fantascienza a cui si ispira è classica, solida, anni '70, costruita sulla storia più che sugli effetti speciali, sui dialoghi e l'introspezione, più che sull'azione.

 

TRAMA - Un astronauta solitario, di stanza sulla Luna da tre anni, può comunicare solo a singhiozzo con la sua famiglia sulla Terra a causa di un guasto al satellite. Non appena il suo equilibrio psichico comincia a vacillare, scopre in seguito a un incidente di non essere solo sulla base.

 

BUDGET - E' anche una storia di virtù che nasce dalla necessità. Moon infatti è stato realizzato con un budget relativamente ristretto, circa 5 milioni di dollari, sganciati tra l'altro da Trudie Styler, moglie di Sting. Per questo bisognava per forza aguzzare l'ingegno, ridurre al minimo i set, gli sprechi e il cast, limitato in pratica a un solo attore. Ma che attore: Sam Rockwell è la classica figura senza la quale nulla sarebbe stato possibile, da Oscar.

 

MODELLINI - Niente computer grafica, o quasi. Per dare un tocco più reale e credibile agli scenari lunari, Jones e compagnia sono tornati al vecchio e classico modellismo in miniatura. E non c'è niente da fare: tutto risulta più tangibile, vero e vissuto. Non è un caso se uno dei pochi tocchi aggiunti in CG, quantomai malaccorto, siano gli sbuffi di polvere sollevati dal rover a sei ruote: senza un'atmosfera in realtà quelle nuvolette non possono esistere.

 

GERTY / HAL 9000 - Chiaro omaggio al computer più famoso della fantascienza, l'HAL 9000 di 2001 Odissea nello spazio, è Gerty, il robot che interagisce con l'astronauta Sam Bell. Stesso occhio elettronico, solo che è blu e non rosso, stessa voce impersonale — nell'originale è doppiato da Kevin Spacey -, viene reso più umano solo dagli emoticon che appaiono sulla sua faccia-monitor.

 

SOUNDTRACK - Minimale e poetico l'intervento sulla colonna sonora del

compositore Clint Mansell, l'altro valore aggiunto per la perfetta messa in scena, sia lunare, l'ambiente esterno, che psicologica, l'ambiente interno all'astronauta, sempre più provato dai suoi incontri e scoperte.

 

CRITICA - Il film è stato recepito entusiasticamente dalla critica e dagli appassionati, forse anche oltre il dovuto. E' vero: affronta con eleganza un tema — quello del doppio — già esplorato in decine di puntate di Star Trek o racconti di sf classica, ma riesce a farlo in modo credibile e convincente. Il plauso di sicuro non è stato amplificato dalla presenza di un celebre figlio d'arte. Moon ha semplicemente restituito nuove speranze a un genere ormai tartassato dalle megaproduzioni, in un mercato all'ingrosso dominato dai fanta-fracassoni alla Michael Bay che probabilmente non hanno mai posato gli occhi su una sceneggiatura, meno che mai su un libro di Asimov. Una fresca boccata d'aria, anche sulla Luna.

gio, 10 dic 2009

Commenti

  • theriflex
    theriflex
    17 dicembre 2009, 17:34
    peccato che in Italia sia distribuito in modo ridicolo, tipo in 10 copie..... "Natale a quel paese" quante ne avrà? 500? Povera patria.

  • lilla1
    lilla1
    19 dicembre 2009, 00:51
    Non ho visto il film ma intuisco le atmosfere musicali create da Clint Mansell, anche in "the wrestler" aspetti come la fragilità del protagonista emergono proprio grazie alle sue connotazioni sonore.

Lascia un commento

Per poter commentare occorre essere registrati. Se non lo hai ancora fatto registrati, altrimenti fai login.


Segnala a un amico via email