Il Teatro degli Orrori
A sangue freddo
La Tempesta Dischi

Tutto inizia da dove ci eravamo lasciati. Con un sottile coup de theatre, il secondo capitolo de Il Teatro degli Orrori riparte dal medesimo sibilo sinusoidale con cui Dell’Impero delle Tenebre – album d’esordio — si era concluso. Un filo rosso che non deve trarre in inganno, perché A sangue freddo non è la stanca riproduzione di una minestra riscaldata, bensì un album dall’imprinting sonoro certosino e meticoloso. Inciso e missato analogicamente su nastro a 24 tracce presso Le Officine Meccaniche, l’album ha un sound antico e moderno inimitabile, bollente e abrasivo come la lava. Se finora è stato messo in risalto solo il lato impegnato della band, il profilo intellettuale che suona come “noi il pop italiano lo mangiamo a colazione perché siamo di nicchia e ne siamo fieri”, la vera peculiarità del Teatro è da scovare nel dietro le quinte più che nel proscenio, ossia nel sound. Politici, schierati, polemici, al limite dell’irriverenza con i loro inni liturgici a testa in giù (Padre Nostro), il Teatro infatti indugia in quell’attivismo social-musicale un po’ obsoleto e riciclato, ma nel già sentito e nel già visto, in questa ricerca estrema di alterità, non mancano spunti notevoli come la title track — in memoria del poeta Ken Saro-Wiwa — tanto cruda quanto genuina. A sangue freddo è una tempesta sonora che non va in direzione della massa, ma di chi dalla massa rifugge.
mar, 17 nov 2009
- articolo di Luca Cacciatore
Tag: Rock Album Il Teatro degli Orrori
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