Mumford & Sons
Sigh No More
Island

Mumford & Sons: difficile prendere sul serio quattro ragazzi la cui ragione sociale ha un nome che suona come “premiata ditta”, azienda specializzata – chessò – in allevamento e vendita di abbacchi. Un nome del genere rivela un atteggiamento “vintage”, per non dire reazionario, nei confronti della vita e del mondo. E, a dire la verità, questi tipetti, qui all’esordio su lunga durata dopo una manciata di EP, un po’ reazionari lo sono: suonano come una folk band senza tempo, fanno sfrigolare il banjo, costruiscono melodie perfette. I Fleet Foxes, ma più pestoni. I Calexico, senza quell’ostentata propensione mariachi. Gli Okkervil River con poche venature indie rock. Vicinissimi a quel suono così smaccatamente americano, ma allo stesso tempo molto lontani: tutti e quattro provengono dalle nebbie di Londra Ovest, culla della scena neofolk (Laura Marling, Noah And The Whale, Johnny Flynn). Il loro Sigh No More è semplicemente un giardino di delizie, in cui la disparità delle influenze e il bizzarro cortocircuito geografico della loro musica trovano posto in dodici pezzi già maturi da far spavento. Divertenti, emozionanti, energizzanti. Per una volta coloro che oltremanica hanno già gridato al miracolo non hanno tutti i torti.
sab, 7 nov 2009
Commenti
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Evie12 novembre 2009, 00:37cancella commentoHo ascoltato solo il singolo Little Lion Man e mi è subito entrato nell'anima.. bellissimo
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ciao Evie! Hai talmente ragione che abbiamo incluso il video a fine recensione. Grazie! :)
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