Samuele Bersani
Manifesto abusivo
RCA

Quando inizia Manifesto abusivo pensi di aver già capito che cosa ci troverai dentro. Un periodo pieno di sorprese infatti, a dispetto del titolo, di sorprese non ne riserva: è il classico Bersani neoromantico che racconta l’amore e i suoi lividi con leggiadra malinconia. Andando avanti, le cose si fanno meno “rassicuranti”, anche se non si può parlare propriamente di sorprese, perché questo è un disco al cento per cento Bersani. E quindi di un’intelligenza che rasenta la spocchia, variegato senza darlo tanto a vedere, spietato con nonchalance, difficile con leggerezza, con un rapporto molto personale – o molto discutibile – con la metrica. Per esempio, è difficile stare dietro alla logorrea ermetica della title-track. Più esplicita Pesce d’aprile, constatazione dell’assurdità del mondo d’oggi, sulla falsariga di Che vita! ma con meno colori. Lo stesso sguardo disincantato detta l’anomala dichiarazione d’amore A Bologna, che fra continue variazioni ritmiche e melodiche ne lamenta la senescenza proibizionista (e volendo si può dedicare a tante altre città). La vena giocosa viene fuori nel romanesco jazzato di Ragno, scritta da Angelo Conte, e quella nostalgica in Lato proibito, che farà sospirare molti nati negli anni Settanta. Lui dice che non vuole essere considerato un autore “di nicchia” e che scrive per tutti. Sarà vero, ma quei “tutti” devono avere voglia di fermarsi e ascoltare con attenzione. Speriamo che lo facciano.
mer, 14 ott 2009
- articolo di Letizia Bognanni
Tag: Samuele Bersani Cd Songwriting
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