Quentin Tarantino
BASTARDI SENZA GLORIA

C’era una volta nella Francia occupata dai nazisti… una campagna dal sapore spaghetti western, in cui nel corso della sua imperterrita caccia agli ebrei il colonnello tedesco Hans Landa si lascia sfuggire – anche per suo divertimento – una bambina, Shosanna Dreyfus. C’era una volta anche una specie di “sporca dozzina” di soldati americani ed ebrei pronti a catapultarsi dietro le linee nemiche per diffondere il terrore, in un quadro dai tratti calcati e comici, nonostante il presagio della violenza che verrà: i Basterds del tenente Aldo Raine, detto l’Apache (un Brad Pitt un po’ tonto ma molto pragmatico), faranno infatti collezione di scalpi tedeschi. Come prevedibile – ma in modo assolutamente imprevedibile – le vicende di Shosanna, cresciuta e divenuta proprietaria di un cinema, di nazisti vari, da Landa alle alte sfere del Reich, dei Bastardi decimati e sempre più abbrutiti (forse più cattivi dei nazisti), confluiranno in un finale di storia alternativa in cui tutto può succedere, ambientato a Parigi, alla prima di un film tedesco di propaganda e alla presenza del male assoluto, Adolf Hitler.
BABELE – La grande sfida del film è l’incredibile intreccio di lingue, tedesco, francese, inglese, anche italiano, con relativi accenti. Non è uno sterile esercizio di realismo — che comunque rappresenta uno dei mille ribaltamenti all’interno di una vicenda fantastorica ora drammatica, ora grottesca — ma uno dei veri motori di tutta la sceneggiatura. Le scene più forti del film, la tensione drammatica dell’interrogatorio del contadino LaPadite a opera dell’astuto “cacciatore di ebrei” Landa, la suspense della partita giocata a colpi di indovinelli nella locanda La Louisiane, gli spunti comici del finale al cinema Le Gamaar, si sviluppano all’ennesima potenza proprio grazie all’alternanza delle lingue. Un meccanismo perfetto che nessun doppiaggio potrebbe preservare, motivo per ricercare la visione della versione originale sottotitolata, assicurata dai distributori proprio per la particolarità del film.
CAST – Dialoghi perfetti per attori perfetti. Una delle fortune di Bastardi senza gloria è rappresentata dal suo cast internazionale, in parte sconosciuto al grande pubblico, che interpreta al meglio il gioco linguistico di cui sopra. Svettano su tutti gli attori poliglotti Michael Fassbender, l’attrice Diane Kruger, una specie di Dietrich doppiogiochista come Mata Hari, il mellifluo eroe di guerra Daniel Brühl, e l’eccezionale Christoph Waltz – già premiato a Cannes – nel ruolo di Landa, senza il quale, in pratica, il film non si sarebbe mai fatto.
OMAGGI – A partire dal titolo, volontaria storpiatura di Inglorious Bastards di Enzo G. Castellari (in Italia Quel maledetto treno blindato), gli omaggi sono disseminati ovunque. Da Sergio Leone a Lubitsch, dai b-movies a Robert Aldrich: l'elenco delle citazioni è impossibile – forse solo Tarantino in persona, per di più sotto ipnosi, potrebbe completarlo –, eppure ciò che più colpisce è il risultato della collisione fra elementi così distanti, credibile e organico, di fusione, non di semplice collezione. Poi ci sono i nomi, altra miniera di testimonianze degli amori “malati” del regista. Chicche come il bastardo interpretato da Eli Roth che si spaccia come Antonio Margheriti (regista cult di Space Men), l’altro bastardo Hugo Stiglitz (attore messicano degli anni ‘70), o Mike Myers addirittura nella parte del generale inglese Ed Fenech (!). Un altro omaggio, molto più personale, ma sfortunatamente non riuscito, riguarda la sala cinematografica parigina: doveva chiamarsi Le Garmar, come la sala di Montebello, California, in cui il Quentin bambino, accompagnato dal patrigno, si innamorò della settima arte. Un errore dello scenografo lo ha mutato in Le Gamaar, lasciando una grossa spina nel cuore di Tarantino, in attesa magari di una correzione digitale sull’edizione in dvd.
SOUNDTRACK – Altro specchio della passione famelica di Tarantino per il cinema di tutte le epoche e di tutto il mondo: la colonna sonora è stata costruita dal regista utilizzando soltanto brani già editi, tratti dai soundtrack di altri film. Anche se inizialmente Morricone era stato contattato per scrivere materiale originale.
MARCHI DI FABBRICA – Ci sono, immancabili, le inquadrature sui piedi femminili, tanto amate da Tarantino, che per l’occasione rispolvera anche la fiaba di Cenerentola. Non mancano all’appello anche i famosi “stalli messicani”, quei momenti stile Le Iene in cui tutti sono sotto il tiro di tutti e nessuno si decide a fare fuoco per primo. Addirittura, nella scena della locanda, Aldo l’Apache illustra i dettagli della teoria dello stallo.
SEQUEL – Potrebbe essere più probabilmente un prequel, sia per il contenuto altamente distruttivo del finale del film, sia perché nella sua maniacale costruzione di background, probabilmente Tarantino ha già scritto pagine e pagine di antefatti per ciascuno dei personaggi di Inglourious Basterds. Ma prima di fare ogni altra ipotesi – è notizia di questi giorni – prepariamoci con tutta calma all’arrivo di Kill Bill: Vol. 3.
FINALE – A Tarantino deve essere “scappata” la penna, preso da un’esultanza del tutto genuina e personale. Non diciamo chi e facendo cosa, per non rovinare la sorpresa di un finale che promette scintille, oltre che fuoco vero, ma proprio nell’ultima inquadratura uno dei protagonisti del film dice trionfante: “Credo proprio che questa volta ho realizzato il mio capolavoro!”.
ven, 2 ott 2009
- articolo di Gabriele Guerra
Tag: Movies Quentin Tarantino
Commenti
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begin_idiot8 ottobre 2009, 19:34A me i cani in gabbia dal veterinario ricordano il titolo "reservoir dogs - le iene". Tarantino esce ed entra dai suoi film con ironia, come fossero stanze diverse di una stessa casa.
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solelory14 ottobre 2009, 17:47A me Tarantino non piace ma ho trovato Christoph Waltz semplicemente fantastico...da oscar!
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