Erik Gandini
VIDEOCRACY - BASTA APPARIRE

PUNTO DI VISTA - L’Italia ai tempi della “videocrazia”, vista però dalla Svezia. Erik Gandini infatti è un regista italo-svedese che ha deciso di raccontare innanzitutto ai suoi amici scandinavi cosa è stato l’esperimento trentennale della televisionale commerciale nel nostro paese, quali risultati ha prodotto sulla mentalità delle sue cavie inconsapevoli, prima ancora che sulla vita politica tutta. Un esperimento ovviamente ancora in corso. È importante stabilire questo punto di partenza per evitare subito di dire, qui da noi: è una storia che si sapeva già. Noi siamo le cavie, non gli svedesi.
PROGRAMMA - L’incipit di questa “magnifica storia imprenditoriale” è tutto un “programma”, oltre che televisivo inteso proprio come dichiarazione di intenti: in uno studio improvvisato in un bar, un paio di viscidi presentatori ricevono le telefonate del pubblico da casa, e per ogni risposta esatta al quizzone c’è un’anonima casalinga, con mascherina da porno amatoriale, che si spoglia. Nasce così la tv commerciale berlusconiana, e visto che siamo in un bar sembra proprio il perfetto aperitivo di tutto ciò che seguirà.
PESCI - Ci sono i pesci piccoli come Ricky, l’operaio che sogna disperatamente un futuro da famoso, e siccome le ragazze sono avvantaggiate perché possono “darla” per sfondare, allora ammette candido che sì, anche lui concederebbe una parte del proprio corpo per fare un film d’azione e diventare il Van Damme italiano (o il Ricky Martin, infatti studia da ibrido marzial-ballerino proprio per aumentare le probabilità di successo). Ci sono pescecani come Lele Mora, mellifluo e mussoliniano, con la sua corte di palestrati, impresario che interpreta al meglio il nuovo sistema e diventa uno dei principali Mangiafuoco del teatrino. O il pescecane-sciacallo Corona, che vende e svende qualsiasi cosa pur di contare quattrini, cercando di piazzare le sue magliette anche ai funerali di gente massacrata con tutti gli onori della cronaca nera, ovviamente addosso a chi ha appena perso moglie e figlio. Pesci remora come Mara Carfagna, attaccata alla pancia dello squalo per fare carriera da Ministro della Repubblica, dopo quella di show girl.
ACQUARIO - Per capire al meglio chi sguazza in questo mare magnum televisivo, chi ci butta il mangime e si gode i risultati, bisogna calarsi nell’acquario del Grande Fratello. Sono i corridoi bui e nascosti dietro agli specchi da cui le telecamere spiano i ragazzi della Casa. Qui Fabio Chiatti, regista storico di Mediaset, spiega che è una televisione fatta a immagine e somiglianza del Capo, più luccicante, colorata e frizzante della realtà, più interessante della grigia vita di tutti i giorni, in cui se anche solo applaudi nel ruolo del pubblico, o in Sardegna, o in discoteca, ti senti un po’ più vip anche tu. E se Lui va in onda su un altro canale – sarà mica a Porta a Porta di Vespa? – dai piani alti arriva l’ordine di chiudere prima la sua stessa trasmissione, in barba a tutte le leggi di mercato e di libera concorrenza.
DOCUMENTARIO - La parte di informazione non passa attraverso la voce fuori campo – dello stesso Gandini – o i punti di una vera inchiesta, ma fluisce lungo un canale emotivo, alimentato da suoni e immagini. Angoli visivi non standard, come un comizio ripreso dall’alto che mostra le quinte di cartone della messinscena, un tamponare di fard rubato durante un fuori onda, un videoritratto tenuto per trenta secondi invece che cinque, con il mezzobusto che stira sempre più il sorriso, oppure un banco di pesci piccolissimi – le aspiranti veline di una selezione di provincia – che si agitano, non ballano, su una colonna sonora sostituita ad hoc, scura e angosciante.
COSA MANCA - Per ovvi motivi tempistici e di lavorazione non ci sono Noemi, Tarantini e altre decine di comparse transitate nelle residenze del Presidente per poi riapparire, prima o dopo, nei suoi programmi o in qualche parlamento europeo. Eppure si intravedono fra le righe, nei fotogrammi, a dimostrazione di come col passare tempo Videocracy diventa sempre più attuale. Manca e ci stava benissimo — ma ci voleva un paradosso spazio-temporale per mostrarla — la censura che ha colpito il trailer stesso di questo tragicomico docufilm, cui è stato negato il passaggio in tv. Tragicomico per noi, che ci siamo dentro: in Svezia è stato considerato un film dell’orrore.
sab, 19 set 2009
- articolo di Gabriele Guerra
Tag: Movies
Commenti
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lilla119 settembre 2009, 18:44Molto inquietante anche la sequenza della "ragazza Billionaire". Un bunker pieno di prigioniere. Ricorda un po' il paese dei balocchi...
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simba22 settembre 2009, 11:49Dal trailer si intuisce che il documentario parte da un preciso punto di vista: l'offerta genera la domanda, approccio un pò semplicistico, a mio avviso, in quanto ignora una legge fondamentale, che nasce in economia, ma vale per molti altri campi: da che mondo è mondo è la domanda che genera l'offerta, non il contrario.... Questo per dire che la tv commerciale, questa tv commerciale, è il frutto di ciò che la gente chiede e vuole vedere. Possiamo inquietarci perchè la gente premia con vaste audience i reality e snobba i programmi di approfondimento della 7, ma forse la cosa migliore sarebbe chiedersi perchè questo avvenga, piuttosto che limitarci a stigmatizzare la tv spazzatura e chi la fa. Forse dobbiamo solo rassegnarci all'idea che nell'animo umano la componente voyeuristica predomina su quella culturale.
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theriflex22 settembre 2009, 19:09mmm.. altrettanto semplicistico dare per scontato che "la domanda genera l'offerta". magari è un mix di cose, la tv poi è il medium più passivo di tutti, neanche a dire si cambia canale, tanto oggi sono tutti uguali. Ribaltando ancora: se il pubblico è così avido di un'offerta debole, forse chi ne approfitta è doppiamente colpevole!
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simba22 settembre 2009, 19:38Concordo sull'eventuale mix, ma non sulla passività del mezzo televisivo: oggi l'offerta è ampia e variegata, e il telecomando è a portata di mano. Personalmente non ho mai visto un reality in vita mia, nemmeno la prima edizione del grande fratello: trovo aberrante la condizione di spiato 24 h su 24 e penso che solo un folle potrebbe infilarsi di sua sponte in un inferno del genere, anche con tutti i soldi in palio. Ma il mondo è bello perchè è vario e, a differenza della sottoscritta, molti non vedono l'ora di commentare le gesta dei prossimi concorrenti al GF 2010. Non reputo deboli queste persone, credo solo chiedano quel tipo di intrattenimento, e chi li accontenta non lo definirei un colpevole, bensì uno che sa fare il suo mestiere.
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