Mariposa
Mariposa
Trovarobato

Prese le distanze dal passato con l'album antologico Best Company, che presentava tutte le cover registrate negli otto anni di attività, i Mariposa azzerano il concetto di "musica componibile" e una carriera da esploratori sonori per ricominciare daccapo e da un disco omonimo il cui titolo suggerisce un principio. Fine delle complesse quanto brillanti schizofrenie compositive, dunque? Nient'affatto. Il settetto sembra aver assimilato la lezione del padre della chimica moderna Antoine Lavoisier ("Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma") concedendosi il lusso di sorprendersi — e sorprenderci — con una nuova avventura musicale all'insegna del pop. Ma non è tutto pop quello che luccica. Se gran parte della scaletta propone canzoncine delicate, appena contaminate da una sana follia "rumorista", e filastrocche orchestrate su morbidi scioglilingua, il finale (81 guerra atomica, 84 confronto: rivoluzione e Can I have Bon Bon?) è riservato alle creazioni che hanno fatto dei Mariposa una tra le più brillanti band sperimentali della piccola Italia. Ad accompagnarli in questo viaggio, affascinante quanto suggestivo, il fondatore dei Gong Daevid Allen, alla guida di Clinique veterinaire.
lun, 11 mag 2009
- articolo di Tirza Bonifazi Tognazzi
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