L'esorcista per un giorno al cinema: Bianconi dei Baustelle lo ricorda così

Domani è il giorno, l'unico. Mercoledì 19 giugno torna nelle sale cinematografiche (l'elenco su nexodigital.it), con un evento speciale, il capolavoro di William Friedkin L'esorcista. E ci torna in versione integrale digitale, esattamente a 40 anni di distanza da quel 1973 che vide il suo esordio, scioccante, al cinema. Il "testimonial" che non ti aspetti è Francesco Bianconi dei Baustelle, che per l'occasione si è lanciato in un lungo amarcord, di un tempo perduto e horror. Alcuni estratti dalle sue parole (da Repubblica.it).

 

"L'esorcista compie quarant'anni e torna nelle sale, in versione integrale e digitalizzata. Sul capolavoro di William Friedkin si è scritto e detto di tutto, dal 1973 in avanti. Non ebbi modo di vederlo al cinema, perché anch'io ho quarant'anni, e a zero o uno l'ingresso mi era impossibilitato!

 

Però l'ho visto più volte in televisione. Il film è sempre stato pubblicizzato come 'il film horror più terrificante di tutti i tempi', e a me e ai miei amichetti in provincia questo lancio stuzzicava. Perché l'horror ci piaceva. Ce li guardavamo in tv, gli horror, e passavamo interi pomeriggi a raccontarci trame, a discorrere su quanto una precisa scena facesse paura. I nostri genitori ci accompagnavano in macchina a Foiano della Chiana la domenica pomeriggio: i bigliettai del Cinema Teatro Apollo lasciavano entrare anche se non avevi compiuto quattordici anni e il film in programma era, per l'appunto, vietato ai minori. In questo modo, col gusto sottile del proibito, abbiamo visto parecchi film terrificanti, nel senso buono e nel senso cattivo (ovvero di 'terrificanti schifezze cinematografiche'). 

 

L'esorcista, la prima volta che lo vidi in tv, non mi spaventò. O meglio, mi spaventò senza darmi alcun piacere. Mi disturbò parecchio, forse perché non riuscivo a catalogarlo, non riuscivo a farlo rientrare nella categoria del giocare ad avere paura. All'epoca imputai queste sensazioni al fatto che l'avevo visto su un televisore in bianco e nero Grundig dallo schermo davvero piccolo e molto malandato. Mi ingannavo, in realtà, dal momento che sullo stesso apparecchio avevo visto altri horror con reazioni profondamente diverse da quelle ricevute dalla visione del film di Friedkin, e tutte, a loro modo, “rassicuranti”. No, qui c'era qualcosa che non andava, e questo qualcosa stava nella natura stessa del film. Cosa fosse lo avrei capito solo un po' di anni più tardi.

 

Per L'esorcista Friedkin prende a prestito un romanzo di William Peter Blatty, tratto da un presunto caso di possessione accaduto a un quattordicenne del Maryland all'inizio degli anni Quaranta. La sceneggiatura, opera dello stesso Blatty, è atipica per il genere: per tutta la prima metà del film la storia si concentra sulla 'malattia' dell'adolescente e sui tentativi ad opera della madre di diagnosticarla. Analisi, pareri neurologici, elettroencefalogrammi.

 

Non sono convinto che L'esorcista, 'l'horror più terrificante di tutti i tempi' sia un horror. E' sicuramente un film terrificante, nel senso etimologico del 'far tremare'. Ma siccome è il modo in cui si fa tremare a essere significante di un codice, di un genere, mi pare sempre più evidente che il film di Friedkin disturba e fa tremare non nel senso in cui può far tremare o disturbare un film horror.

 

Troppo viene mostrato, e troppo viene mostrato secondo stilemi fuori contesto. Realismo: tutto è nitido, delineato, chiaro. Il mostro stesso, il diavolo se volete, il volto della Blair deturpato e ringhiante, è sempre troppo perfettamente a fuoco. Tutto è illuminato, come in anatomia, come in autopsia, non in romanzo. Il terrore, più che dal contatto con l’illogico, scaturisce dall'oscenità. Carmelo Bene sosteneva che “osceno” significa "fuori dalla scena". Non teatralizzato, non scenografato. Osceno è ciò che è reale e non rappresentato. Ecco, questo film è terrificante, e continua a esserlo dopo quarant'anni, perché riesce a raccontare l'ignoto in maniera oscena. Niente nebbie, sfumati, o bui del gotico. Soltanto il male oscuro, portato alla luce."

 

 nexodigital.it 

mar, 18 giu 2013

Commenti

  • johnj
    johnj
    19 giugno 2013, 12:44
    molto stimolante; in effetti ascoltando i baustelle si intuisce come dietro ai testi ci sia del pensiero; mi permetto di aggiungere che questo film a differenza di altri dà l'idea che in effetti quel male c'è e potrebbe accadere adesso, da ciò deriva la scelta qui commentata che rende tnagibile la verosimiglianza

  • Ray
    Ray
    20 giugno 2013, 12:35
    l'idea geniale del tutto sta dietro all'accostamento "bambina (l'essere più innocuo e indifeso del mondo) + terrore e male assoluto". Secondo me è sempre stata quella l'alchimia scatenante, ed era la prima volta che veniva proposta (al cinema almeno, credo che Bradbury avesse scritto anche un racconto su un neonato killer! :D )

  • blondie
    blondie
    20 giugno 2013, 17:21
    Il film trasuda il male...senza gli effetti speciali di oggi e riesce a terrificare perchè fa capire che quel male c'è...esiste veramente e anche se il lieto fine c'è non è così lieto...non è la sconfitta del mostro o la morte del serial killer è un qualcosa di momentaneo perchè può sempre tornare a colpire...non c'è una spiegazione logica che può rassicurare...

  • mauro
    mauro
    26 giugno 2013, 19:01
    nella storia del cinema non esiste film che faccia più paura...

  • Gabri
    Gabri
    11 luglio 2013, 14:58
    anche per me è il film più terrificante della storia ..davanti a Profondo Rosso e il primo The Ring (secondo il mio modesto avviso)

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