Collettivo Angelo Mai - Il cielo sopra Roma

Era da tempo che inseguivamo l'Angelo. Come le creature silenziose della Berlino in bianco e nero di Wim Wenders, anche Roma negli ultimi due anni è stata protetta da un poetico custode alato, che in realtà è un luogo fisico, l'Angelo Mai al Rione Monti, un ex convitto del 700 occupato da famiglie in emergenza abitativa. Intorno a esse è sorta spontaneamente una vera e propria famiglia allargata fatta di musicisti, poeti, teatranti, fotografi e semplici appassionati, due anni indimenticabili nel corso dei quali ha preso vita una Factory in stile newyorchese. Dopo lo sgombero dell'ottobre 2006, il Collettivo - allo stato attuale un'orchestra mobile - ha realizzato un album a tiratura limitata, Volume I, finalizzato alla raccolta di fondi per una nuova dimora. Un'ora prima del concerto ufficiale di presentazione, il 23 gennaio al Teatro India di Roma, abbiamo incontrato gli angeli che per primi hanno dato vita a questa splendida iniziativa di arte totale: Pino Marino, Roberto Angelini, Massimo Giangrande, Francesco Forni e la brava corista Raffaella Misiti.

L'Angelo Mai Occupato: un preambolo storico è d'obbligo.

Pino Marino: A differenza dell'Orchestra di Piazza Vittorio, la cui nascita è stata legata a una proposta culturale proveniente dal basso, la nostra storia ha un motore diverso. C'era una necessità abitativa che ha indotto il Comitato Lotta per la Casa a occupare l'Angelo Mai, dando così un tetto a 25 famiglie prive di alloggio. Un secondo dopo è sorto il bisogno di sostenere il Comitato: nasce così l'associazione culturale. Inizialmente eravamo io e Andrea Pesce (il produttore-arrangiatore dell'album, ndr) con una pianola, una chitarra e niente più. In occasione della rassegna per il trentennale dalla morte di Pasolini, il cui intento era richiamare all'ordine tutti quei pezzetti di Pasolini che sono sparsi nelle persone, l'orchestra si è allargata. E i semi di questa rassegna, dal nome Canzoni in forma di rosa, oggi sono rintracciabili in ogni singolo componente del Collettivo. Da lì in poi fu un'escalation, e i grandi nomi che nel tempo si sono resi disponibili, hanno tutti accettato di prendervi parte rinunciando agli abituali incassi.

Il Volume I del Collettivo è a tiratura limitata: come mai questa scelta?

Roberto Angelini: La scelta di non destinare il Volume I a una grande distribuzione è allo stesso tempo pratica e artistica. Il contrario avrebbe determinato un aumento del prezzo di vendita e un abbassamento dei ricavi. Non nascondo però che mi piacerebbe vedere una ristampa del cd con il codice a barre.

Francesco Forni: Attraverso i concerti che facciamo a Roma, e il sito internet www.angelomai.org, riusciamo tranquillamente a raggiungere il nostro scopo.

PM: Ci sono state offerte di etichette importanti, non faccio nomi, e le riconsidereremo in primavera. Quando tutti i cerchi cerchiano le cose tornano al cerchio!

RA: Consideriamo anche che ogni singola valutazione va discussa tra 14 menti.

Massimo Giangrande: Fosse per me comanderei solo io!

Il jazz è il filo conduttore di questa miscellanea cantautoriale. Scelta di pochi o aspirazione comune?

FF: Lo swing fa parte del mio vocabolario, ma quest'album è nato di getto. Raccoglie brani già editi di ognuno di noi, ma lo stile e gli arrangiamenti attraverso cui abbiamo deciso di presentarli sono nati al momento, suonando insieme.

Un album registrato proprio all'Angelo Mai, affinché il suono si permeasse con il calore di quelle pareti.

FF: Sì, il disco è nato dal vivo, in presa diretta e senza sovraincisioni. I fonici sono stati bravissimi a carpire quel suono fedelmente.

Un'esperienza di autoproduzione. Com'è cantarsela e suonarsela da soli tra musicisti?

MG: In un certo senso c'è una direzione artistica affidata ad Andrea Pesce. In effetti, però, il lavoro l'abbiamo organizzato tutto tra di noi, ottenendo così una maggiore libertà artistica, negli arrangiamenti, nella tempistica, nella grafica.

Questi sono i pro, e i contro?

MG: Certo, la distribuzione, di cui parlavamo prima, e la promozione non possono essere adeguate. Ma anche qui bisogna vedere, perché di questi tempi non è detto che la grossa casa discografica ti segua come vorresti. Visto che lo scopo pratico di Volume I è quello di raccogliere fondi per gli impianti della nuova struttura, siamo convinti della nostra strategia.

RA: In fondo tutti abbiamo bisogno di un posto nostro per esprimerci e sviluppare una proposta artistica. Dico una banalità: oggi con il delirio delle tribute e cover band i luoghi adibiti alla musica sono intasati.

Qual è il futuro dell'Angelo Mai?

Raffaella Misiti: L'A.M. è presente, passato e sarà futuro. C'è un'associazione che continua a lavorare, e adesso Veltroni e l'amministrazione locale ci hanno garantito una nuova collocazione in Zona Caracalla, vicino alla ex casa di Alberto Sordi, che spero porti fortuna e lunga vita. Speriamo sia disponibile già ad aprile.

PM: Dopo lunghe incomprensioni, questo è un riconoscimento importante. Al Comune toccherà la ristrutturazione fisica del luogo, a noi, con i ricavi delle vendite di Volume I, le spese dell'allestimento tecnico.

Qualcuno vi ha etichettato come centro sociale, con tutte le letture politiche che ne conseguono. L'Angelo Mai è forse precluso a chi non è di sinistra?

RA: L'Associazione Angelo Mai Occupato si è sempre definita centro culturale, non centro sociale; ovviamente c'è un'idea politica, ma l'ingresso non è precluso a nessuno.

RM: Questo modo di connotare i centri sociali esiste solo in Italia. Si dà per scontato che siano una cosa di sinistra. Personalmente non posso definirmi di destra, ma questo non fa testo. È troppo facile strumentalizzare.

FF: Diciamo che chi si avvicina a queste realtà rientra in una certa tipologia di persone; non ci sono paletti e divieti d'ingresso, ma c'è una selezione naturale, come succede in una cerchia d'amici.

RM: Io credo che la cosa importante sia l'obiettivo; noi tutti siamo stati attratti perché avevamo a cuore la causa.

FF: Sì, ma è più facile che si accosti a noi un'artista di sinistra, piuttosto che uno di destra. Anche quando non si parla esplicitamente di politica, qualunque argomento si tratti assume un connotato politico.

Il Volume II è già nel cassetto? Prevedete composizioni scritte ad hoc?

PM: Sì! È una necessità, un prolungamento naturale di questo progetto. Concepire nuovi brani con questo tipo di sonorità è istintivo, a me sta già succedendo. Il fatto che quest'orchestra si sia autodefinita mobile è da intendersi non solo nel moto a luogo, ma anche per il fatto che c'è sempre qualcuno che esce e qualcuno che entra.

Ultim'ora: una delegazione del Collettivo sarà in tour con Niccolò Fabi.

PM: Oramai è ufficiale. Niccolò ha abbracciato la nostra causa: io, Angelini e Pesce faremo parte del suo tour in giro per l'Italia (ora già in corso, ndr). Abbiamo deciso di rinunciare alla promozione delle nostre produzioni individuali, proponendo esclusivamente il progetto collettivo, e in futuro Niccolò ci onorerà della sua presenza come in passato ha fatto Capossela.

Un tuo brano sulla precarietà molto attuale, lo splendido Non ho lavoro, sembra diventato anche il simbolo del Collettivo.

PM: Non so se è simbolo di qualcosa. Sicuramente è un punto di vista così urbano, con un'angolazione da bassotto a livello del marciapiede, che per chi sa cosa vuol dire frequentare un pavimento ha una chiara riconoscibilità di intenti e di sguardi. La maledizione di chi scrive è trovare le parole giuste; non so se lo slogan del ritornello ha questo pregio. Per me sì. E quando siamo sul palco ci viene da cantarlo a squarciagola!

mer, 11 apr 2007 - articolo di Luca Cacciatore

Tag: Collettivo Angelo Mai

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