Mario Biondi - Nero, ma non per caso


36 anni, catanese, con Handful Of Soul, il disco desordio, ha superato le 40.000 copie vendute in Italia. Mario Biondi ha sorpreso tutti con la sua miscela di musica nera soul, jazz, blues e bossanova e sostenuto da un buon airplay radiofonico sta conquistando anche il mercato estero: Francia e Gran Bretagna lo hanno visto recente protagonista con due applauditi concerti. Ecco cosa ci ha raccontato a proposito del successo e della gavetta.

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Quantè difficile fare questo genere di musica in Italia?

In teoria molto. In pratica, dalla risposta che abbiamo avuto, sembrerebbe facile. Ho trovato più difficoltà dal vivo, limitato dal mio cantare in inglese, perché molti non mi volevano per questo. Anche le major mi hanno sempre fatto difficoltà, dicendo che non potevo reggere il paragone con gli stranieri, e consigliandomi di usare litaliano.

 

La tua gavetta è stata molto lunga. Come lhai vissuta e come ti senti ora?

Lho vissuta a fasi alterne: cerano momenti che, pur senza pretese di successo, non riuscivo nemmeno ad avere il minimo dignitoso per avere voglia di proseguire. In altri momenti, pur senza la notorietà, ho avuto grandi soddisfazioni. Era da molto che volevo fare un bel disco, ma non mi sono mai piaciuto sino in fondo, poi grazie alla Schema Records ci sono riuscito. Vivo molto bene questo momento, sono appagato dal pubblico e mi sento circondato da un grande affetto, di cui io stessso ancora fatico a capire le ragioni!

 

Che consiglio ti senti di dare a chi intraprende una strada che non è quella del pop più facile, da classifica?

Considerare che la musica è un mestiere, un lavoro, e richiede impegno e dedizione. Bisogna togliersi dalla testa lidea che essere artista non significhi anche sporcarsi le mani, spostare tastiere, arrotolare cavi di microfono. Io lho sempre fatto. Cè un tempo in cui si fanno certe cose e un tempo, che però può anche non arrivare, in cui non si fanno più. Spesso mi offro ancora per fare su i cavi, ma mi dicono che non posso perché devo andare da unaltra parte. Sto facendo un po più il cantante, più a contatto con i media e concentrato sul live, senza preoccuparmi di altri aspetti.

 

Come mai secondo te hai avuto successo proprio ora?

Perché è la prima volta in cui ci ho veramente creduto, è il mio vero debutto. Forse era scritto nella mia gavetta che prima o poi sarebbe successo: non perché lo dicessi io, ma perché lo dicevano gli altri, stupiti del fatto che non fossi famoso. Un po era anche colpa mia che non portavo in giro i provini perché non mi sembravano mai come li volevo io!

 

Un grande perfezionista dunque.

Sì, quasi patologico!

 

Poi hai superato le tue paure o ti hanno strappato il disco di mano?

Diciamo che mi è scappato di mano il singolo This Is What You Are, e allora io sono diventato subalterno alla canzone, e non viceversa.

 

Questa pignoleria ti colpisce anche dal vivo?

No, lì cè la linfa vitale del pubblico, ha sopravvento il calore, lemozione e tutti gli elementi che dominano dal vivo. Sul palco sono dellidea che la perfezione non fa la bellezza e la tecnica non è un elemento unico. Devo dire che durante i concerti noto che la gente si rilassa e raggiunge un po di serenità. Questo mi piace molto.

 

Il disco contiene degli standard e degli inediti. Come ti sei approcciato alle due formule?

Alcuni degli inediti li ho scritti io, firmandoli però con il mio vero nome: Mario Ranno. Biondi è uno pseudonimo. Sono brani scritti in collaborazione con il geniale duca Magnanimi. Io ero più propenso al soul, però mi sono trovato a confrontarmi anche con cose differenti. Gli standard hanno richiesto molta attenzione nellinterpretazione, non ero mai perfettamente soddisfatto. Sono differenti tra loro, si spazia dal soul al jazz mediterraneo.

 

Pensi comunque che la tua musica possa essere considerata trendy?

La mia musica è trendy perché gli ascoltatori hanno deciso che fosse trendy; sino a poco tempo fa era di nicchia. La gente forse si è scocciata di essere etichettata e di ricevere sempre la stessa musica, tutta uguale. Il pubblico è migliore di ciò che gli viene offerto di solito, lo dico con la mia esperienza di ventanni di musica.

 

di Luca Trambusti

 

3 DISCHI CHE HANNO CAMBIATO LA VITA DI MARIO BIONDI

 

Jarreau Al Jarreau (1983)

È stato il primo album che ho veramente ascoltato capendo cosa significasse per me, che mi ha colpito e influenzato. La sua voce e il suo stile vocale sono ineguagliabili.

 

Ebony And Ivory Paul McCartney & Stevie Wonde

È stato il primo 45 giri in vinile che ho comprato, nel 1982. Quindi ha una doppia valenza, sia affettiva che artistica.

 

Heat Wave — Carmen McRae (1982)

"Con la sua voce, e soprattutto con le sue interpretazioni, mi ha sempre trasmesso una gioia e un piacere mentale incredibile. Questo suo disco ha fatto parte della mia formazione vocale e musicale, e per questo lo reputo fondamentale."

gio, 22 mar 2007

Tag: Mario Biondi

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