Europe: pronti, ripartenza, rock


Capostipiti europei dellhair metal, gli Europe raggiunsero il top delle classifiche alla fine del 1986 con la leggendaria The Final Countdown. Un successo travolgente, che conquistò anche la vetta dellamericana Billboard, occupata per la prima volta da una band svedese dai tempi degli Abba. Seguirono un paio dalbum emulativi, poi, nel 1992, loblio. Non ci siamo mai detti: è finita spiega oggi Joey Tempest, 43 anni e per questo abbiamo sempre pensato che saremo tornati assieme.

Volevate fare i solisti, ma la favola si ruppe.

Non credo che avremmo potuto superare quel momento senza dividerci per un po. Solo che non immaginavamo che ci sarebbero voluti 10 anni. Lultimo album fatto assieme era Prisoners In Paradise, che ebbe una genesi californiana. Ora siamo tornati alle radici europee del nostro sound.

 

Comè avvenuta la prima reunion?

Un mio amico gestiva le celebrazioni del Capodanno del 2000 a Stoccolma. E mi ha detto: è la vostra città, dovete riunirvi per questo millennio! Così abbiamo accettato e lo abbiamo fatto con i nostri due chitarristi, John Norum e Kee Marcello. John se nera andato al culmine del nostro successo perché non sopportava listeria che si scatenò intorno a noi. È stato bello ritrovarsi e alla fine è proprio lui che è rimasto.

 

Quindi avete ripreso davvero da dove vi eravate lasciati?

Esattamente, solo che oggi viviamo tutti in posti diversi. Io ho una donna inglese e vivo a Londra. Ma il nostro sound si è arricchito e siamo aperti a influenze di tutti i generi.

 

Che differenza cè tra il nuovo album Secret Society e il disco del vostro ritorno, Start From The Dark, che ormai ha 2 anni?

Quella è stata la ripartenza. Fondamentalmente ci siamo detti che non dovevamo solo ripescare la grande tradizione rock, ma far confluire nei nuovi pezzi tante altre ispirazioni, dalla musica classica al blues. In questo disco cè un assolo in Whish I Could Believe e una canzone intitolata Devil Sings The Blues che sono cose molto estreme per noi. Quindi adesso abbiamo ripreso la fiducia e ci possiamo permettere di spaziare.

 

Continuate a distanziarvi dal sound degli anni 80. Dove sono finite le tastiere?

Vogliamo discostarci da quel tipo di suono, che risulta molto datato oggi. A volte anche dal vivo vorremmo riproporre le nostre canzoni di allora in maniera più basilare. Poi rinunciamo per non deludere il pubblico. Ma almeno nelle nuove composizioni tutto ruota attorno alle sei corde.

 

Nel disco ci sono collaborazioni importanti?

Lennart Östlund, che ha registrato per noi nei nuovi suoi studi di Stoccolma, ha lavorato con i Led Zeppelin e gli Scorpions. Stefan Glaumann, che è luomo dei Rammstein, ha mixato il tutto. Storm Thorgerson, che ha disegnato tutte le copertine storiche del rock, ci ha aiutato a sviluppare il concetto per la copertina. Appena lho vista, mi ha davvero dato lidea di una società segreta.

 

Siete sempre molto amati in Italia, cosa ricordi degli assalti dei fan di 20 anni fa?

La scena che mi torna in mente è a Roma, con i miei genitori per visitare il Vaticano. Allimprovviso ci riconoscono e siamo dovuti scappare nella limousine, con mia madre che mi chiedeva cosa stesse succedendo. Sono stati giorni incredibili, che speriamo di rivivere a gennaio del 2007 quando torneremo dal vivo in Italia.

ven, 3 nov 2006 - articolo di Christian D'Antonio

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