Giuliano Palma & the Bluebeaters - il segreto del successo


Parlare con Giuliano Palma è come confrontarsi con unenciclopedia musicale: si parte dallo ska e si finisce per parlare della canzone napoletana, passando dal rhythm & blues. La passione, lesperienza e la ricerca hanno portato The King un passato come cantante dei Casino Royale e allattivo un disco da solista, GP, uscito nel 2002 a creare con i suoi Bluebeaters un nuovo concetto di cover. Vere e proprie reinterpretazioni in chiave ska divenute il loro marchio di fabbrica che ad oggi contraddistingue 40 canzoni pubblicate in due album The Album e Long Playing alle quali si aggiunge lultima nata, il singolo Come le viole, e un tour che sembra non finire mai.

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Come mai avete scelto di rielaborare Come le viole?

Volevamo vedere fino a dove potevamo spingerci. Si tratta di una canzone melodica del 72, molto orchestrata, ma veramente lenta e in 3/4, il che la rendeva un po complicata da rifare. La conoscevo sin da bambino perché i miei genitori mi facevano sentire molta roba italiana e napoletana, e nel 1972 era arrivata seconda a Sanremo. Una notte facendo zapping ho rivisto Peppino Gagliardi, con i suoi basettoni, eseguirla in tv in uno di quei programmi tipo Come eravamo, e ho pensato mamma mia quanto mi piaceva questa canzone.

 

La tua interpretazione ha un sapore decisamente vintage.

La mia guida è stata linterpretazione di Gagliardi. Ha una pronuncia di certe parole che sono da cantante malato. Quando lho cantata ho provato a fare delle versioni meno arzigogolate, ma il nostro produttore, Carlo Rossi, mi ha detto che preferiva quelle più fedeli al mood dellepoca, perché sentiva che ci sguazzavo. Io non nasco come cantante, mi ci sono trovato, e conosco bene i miei limiti. Solo da pochi anni mi capita di riascoltarmi e piacermi. Soprattutto nellultimo album dei Bluebeaters, e facendo questo singolo, ho imparato a divertirmi un po di più cantando, e sentirmi appagato nel farlo.

 

Ci sono canzoni talmente sacre da non dover essere toccate?

Sì certo, anche se in alcuni casi ho provato a farle togliendomi delle soddisfazioni enormi, vedi Jump dei Van Halen. Ma per esempio non mi metterei mai a cantare No Woman No Cry di Bob Marley, e non avrebbe senso fare una cover di London Calling dei Clash. Joe Strummer è una delle mie ispirazioni più grandi. È impossibile rifare quel pezzo con lo stesso fervore che aveva lui; era posseduto e cantava della sua realtà. Sul mio disco solista lho celebrato con Stay Free, mentre nellultimo cd dei Bluebeaters ho cantato Sweet Revenge dei 101ers, la sua prima band. Devi essere un fan sfegatato dei Clash per conoscerli, perché il disco è introvabile (lanno scorso la Astralwerks ha pubblicato una raccolta del gruppo intitolata Elgin Avenue Breakdown Revisited, ndr).

 

Qual è stato il concerto più emozionante dei Bluebeaters?

Quando abbiamo suonato come spalla agli Skatalites, la band che ha inventato lo ska sul finire degli anni 50. Reinterpretavano il rhythm & blues mischiandolo a robe afrogiamaicane, tipo il calypso. È stato davvero emozionante.

 

In questi anni avete raccolto uno zoccolo duro di seguaci fedelissimi. Qual è il vostro segreto?

Credo che sia il nostro divertimento e godimento sul palco ad essere contagioso. La nostra forza sta nel reinterpretare grandi canzoni alla nostra maniera; se allinizio avevamo soprattutto amanti dello ska tra i nostri seguaci, con i primi videoclip siamo riusciti ad allargarci a un pubblico molto più vasto. Il nostro è un live alla vecchia, col balletto, tanto movimento, tanta energia e con la sigla finale. Dai feedback che mi arrivano dalla gente che incontro, dal panettiere o nel parchetto dei cani, so che il nostro è un live coinvolgente.

 

Siete tra i pochi che non risentono di questo periodo di crisi concertistica. Cosa avete di più rispetto ad altri gruppi?

Ce lo dicono in tanti, siamo un po una mosca bianca, i nostri concerti sono sempre pieni. Eppure cè tanta offerta, i festival sono aumentati. Quando abbiamo cominciato facevamo i centri sociali o le feste dellUnità, ma allepoca suonare era una sorta di palestra. Credo che oggi i gruppi siano meno preparati, ottengono quasi subito un contratto discografico e non hanno quelladdestramento che serve. Se la spada non la sai usare prendi mazzate. Forse la vera differenza la fa la passione di suonare.

 

Se doveste decidere di fare un disco diverso, come sarebbe?

Qualche tempo fa, in furgone, stavamo ascoltando un disco dei Kings Of Leon e ci siamo detti: Oh, bello fare in levare, però perché non facciamo un disco in battere, un po rock?. Mi piacerebbe fare un disco di pezzi scritti dai Bluebeaters e cantati tutti in italiano.

 

di Tirza Bonifazi Tognazzi

 

3 DISCHI CHE HANNO CAMBIATO LA VITA DI GIULIANO PALMA

The Clash

London Calling — 1979

È stato il mio primo approccio con lo ska, lho ascoltato prima ancora di conoscere i Madness. In quel disco cera lenergia, il rocknroll, la disperazione. E poi mi piaceva tutto quellimmaginario che riusciva a proiettarmi fuori dal mio quartiere di Milano.

 

Bob Marley & The Wailers

Uprising — 1980

È uno dei suoi dischi più recenti, ma è quello che lo ha consacrato nel mondo. Ci sono delle canzoni devastanti, come Could You Be Loved. Per me ha significato anche conoscere un nuovo mondo musicale. In quel periodo non si trovavano dischi giamaicani da noi, bisognava andarli a cercare nei mercatini di Parigi o a Portobello Road, a Londra.

 

Queen

Jazz — 1978

Una delle mie passioni monotematiche di quel periodo. È lalbum che contiene Dont Stop Me Now. Conosco bene tutta la discografia dei Queen fino a Hot Space, uscito nel 1982. Poi mi sono fissato con i Rolling Stones, e ho un po mollato Freddie Mercury & co.

ven, 8 set 2006

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