Vinicio - e l'acqua santa


Per parlare del nuovo album, Ovunque proteggi, incontriamo Vinicio Capossela negli uffici romani della Warner. La sera prima il cantautore è stato invitato a un concerto contro la chiusura dellAngelo Mai, un piccolo centro sociale nel cuore della città, e appare un po infastidito dalla luce del mattino, stretto in un completo di lana verde a grossi quadri, gli occhi nascosti dal cappello. Spegne la luce al neon e stacca la spina del telefono per ritrovare un po della quiete alla quale labbiamo strappato per questa intervista.

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Nel 2004 dicesti: Lavorerò sulla Bibbia che trabocca di verità e la affronterò da persona irreprensibile. Sei stato di parola?

In realtà cè solo un episodio che viene espressamente dalla Bibbia, il primo, Non trattare, che riprende un salmo. Il linguaggio biblico, anche nella nostra traduzione, è potente, denso di immagini molto forti. Ci sono episodi visionari, ma anche cose davvero attuali. Non è poi così diverso da quello che si sente in giro oggi.

 

Quanto hai letto della Bibbia?

I Salmi, ma soprattutto Lecclesiaste nella traduzione di Guido Ceronetti. Ha fatto un bellissimo lavoro anche sul libro di Giobbe e sul Cantico dei cantici, ma Lecclesiaste è poesia di una vertigine assoluta.

 

Il disco riprende anche degli episodi proposti nel tuo reading sonoro Non si muore tutte le mattine.

Sì è vero, Dove siamo rimasti a terra Nutless è uno di quelli. Nel libro ci sono tre racconti che parlano di questa amicizia e la canzone riassume un po tutta la vicenda.

 

Chi è Nutless?

Un amico della mia gioventù.

 

Una persona vera?

Sì. Il nostro film preferito era Cera una volta in America, e allora ci chiamavamo così, io lo chiamavo Nutless e lui mi chiamava Noodles. È esattamente quel tipo di amicizia per cui sei giovane, ti ubriachi, ti passi queste cose da uomini come i libri di Bukowski...

 

In questo brano cè anche una citazione musicale di Cera una volta in America.

Sì, è fatta con uno strano strumento, un violino cinese che ha nelle corde latmosfera del ricordo. Di quel film mi piace molto anche luso del teatrino cinese, che ho ripreso nel reading, le ombre, il gameplay.

 

In passato avevi esplorato musicalmente i Balcani, lest Europa, adesso prosegui ancora più a Oriente.

Come diceva Napoleone bisogna andare a Oriente, tutte le vere glorie vengono da lì. Sì, ci siamo spinti anche oltre in questo lavoro, perché lOriente che avevamo già esplorato era il sudest europeo. La verità è che mi affascinano molto le cineserie in tutte le forme, il teatro delle ombre, queste cose così delicate. Ho fatto anche un viaggio a Pechino e uno a Mosca.

 

Per quanto riguarda le suggestioni dellestremo Oriente, quanto ha influito Gak Sato?

Ho incontrato Gak Sato quando stavamo facendo il reading sonoro, poi gli ho dato da produrre Medusa cha cha cha e Moskavalza, appunto, per il quale mi interessava una cosa un po techno, techno russa, ma ne è venuta fuori una cosa techno giapponese. Gak Sato è un musicista, un produttore, un artista di grande sensibilità e rigore, che si integra bene con uno disordinato come me.

 

Nel disco cè anche un riferimento a Hitchcock, nel brano Nel blu.

Mi hanno già detto che il quadro del male si completa con questa citazione, ma è stata una cosa involontaria. Io avevo in mente gli impressionisti francesi, La valse di Ravel è stato un modello di riferimento per larrangiamento. Dopo che me lhanno fatto notare però ho comprato un disco del compositore che musicava i film di Hitchcock (Bernard Herrmann, N.d.R.). Diciamo che il caso di Nel blu è un po fortuito. Ma Ovunque proteggi è un disco di visioni, più vicino quindi al cinema. Lavorazione è stata più complessa, perché è come mettere insieme film, colonna sonora, sceneggiatura e interprete.

 

Mentre Pier Paolo Pasolini ti ha ispirato con il suo Edipo re.

Nel caso di Pasolini è stato interessante scoprire come produceva i film, come li aveva scritti. Lui dava molta importanza ai luoghi, ai volti, andava a cercare le cose sul campo invece di riprodurle in studio. Che è un po quanto abbiamo cercato di fare in questo disco.

 

E la lavorazione come è andata?

Questo disco è stato cotto e mangiato: espresso. Ho cominciato a scrivere i pezzi ex novo un anno fa e da allora non ho smesso finché non lho finito. Il problema è che ho difficoltà ad andare a tempo, perciò ho lavorato in questa maniera, perché mi ero stufato di mettere pezzi da parte. Mi sono detto: adesso inizio daccapo una cosa e cercherò di andare di nuovo a tempo.

 

Eppure trovi il tempo per fare tantissime cose.

Bisogna smettere a un certo punto di prendere impegni, questo è fondamentale. Lattività dei concerti è la principale nemica dello scrittore, lo scrittore non deve fare concerti, non deve fare interviste, non deve prendere impegni se non con lispirazione. E quando arriva, deve mettersi a sua disposizione.

 

Sei più artista con la valigia di cartone in mano o da hotel a cinque stelle?

Se te lo pagano perché no? La faccenda è questa: la vita ti ingravida e la strada ti adotta, così ha detto il mio amico Benzina, che ha un distributore di benzina. La strada ti adotta, se ti fai adottare. Ci sono dei momenti in cui è bene anche avere dove dormire. Come è scritto nel Vangelo Il Figlio dellUomo non ha una pietra dove posare il capo. Tutto quello che hai fatto può svanire da un momento allaltro. Sono altre le cose che ti rimangono. Mio zio, per i miei 40 anni, mi ha mandato un biglietto con su scritto Io ti auguro tutto ciò che il tuo cuore desidera, sempre che ne hai ancora di cuore.

 

Ovunque proteggi equivale un po a una preghiera?

È un pezzo che ha un suo segreto dentro. La musica lavevo scritta mentre lavoravo sugli altri brani de Il ballo di San Vito, ma poi non riuscii a mettere nessun testo perché mi pareva che la musica dicesse tutto quello che cera da dire. Ogni volta che metto le mani sul piano, e rifaccio questo giro di accordi, sento qualcosa di lenitivo, di curativo. Perché è normale che, camminando, qualcosa bisogna lasciarsi dietro,è la conseguenza del muoversi, e questa canzone ha comprensione per questa verità.

 

Ti consideri un grande cantastorie?

A me non interessa tanto cercare una celebrazione personale quanto costruire mattone dopo mattone un mondo in cui abitare. Come diceva Marilyn Monroe Io abito nei miei film. Ecco, io voglio abitare nelle cose che ho scritto.

 

di Tirza Bonifazi Tognazzi

 

GLI ISPIRATORI DI VINICIO

Amedeo Modigliani

Quando ero più giovane invece di avere come mito Jim Morrison, avevo Amedeo Modigliani, perché incarnava proprio lideale assoluto del bohémien.

 

Louis-Ferdinand Céline

Il merito di tutta una serie di personaggi come Bukowski, Sergio Leone, Fellini è di fornirti una chiave, una visione, una macchina su cui accomodarti che ti fa vedere il mondo con una prospettiva ben definita. Céline per esempio ti fornisce una lingua che non avevi ancora parlato. E ti mette tutto il secolo a disposizione.

 

Pier Paolo Pasolini

Il suo caso è diverso. Non ti mette a disposizione tanto il suo mondo, ma un mondo che appartiene alluomo comune. Grazie a Pasolini uno scopre certi pittori, che sono nostri, e tante altre cose vicine, come il Vangelo, lArchetipo, la mitologia, lEdipo. Mi piacciono questi artisti che rimettono in uso un patrimonio che è già accessibile, ma a cui non si fa attenzione.

 

Tom Waits

Le sue opere mi hanno davvero colpito, ma la sua vita lasciamola stare, si è sposato presto e ha fatto bene. Ma questi personaggi di cui abbiamo parlato sono tutte conoscenze indirette, ci sono altri grandi ispiratori che per me hanno molta importanza, ma che non conosce nessuno al di fuori di me. Fra questi ci metto tutta la mia stirpe: Nutless, Marleo, il mio amico Flaco Leo, le donne...

ven, 3 feb 2006

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