The Strokes
New York City stars
First Impressions Of Earth è il terzo disco dei newyorkesi Strokes, band che all’esordio, nel 2001, con Is This It fece gridare al miracolo della rinascita del rock. Il successivo Room Of Fire segnò qualche difficoltà. Con il terzo lavoro ecco una prima ipotesi di cambiamento, tanti piccoli elementi e tante discrete novità che fanno capolino in un album meno compatto dei precedenti, anche se ancora tutto da interpretare. Figli d’arte e dell’alta borghesia di New York i cinque sono ancora molto trendy nel giro alternativo. Abbiamo chiacchierato con il bassista Nikolai Fraiture, al quale dopo un po’ si è aggiunto anche Julian Casablancas, voce del gruppo.
Come mai avete deciso di anticipare il disco con tanti piccoli showcase europei?
Nikolai: Siamo stati 10 mesi in studio a registrare e non ne potevamo più. Il successo del precedente tour, e il fatto di avere sempre ottimi riscontri dal vivo, ci ha fatto capire che il contatto con il pubblico è importantissimo e così abbiamo deciso di “provare” le canzoni dal vivo. Ed è andato tutto bene!
Vi piace di più suonare dal vivo o stare in studio?
Nikolai: Ci piacciono entrambi.Da una parte c’è l’euforia del tour, l’emozione dei concerti, dall’altra stai tanto tempo chiuso in una stanza ed è differente, ma ugualmente eccitante, perché in quel momento stai creando.
L’album sembra diviso in due parti, la prima più tranquilla, la seconda più rock.
Nikolai: Insieme al nuovo produttore, David Kahne, abbiamo cercato soluzioni nuove e così l’album è risultato diversificato, e ci puoi ascoltare cose molto differenti.
Ask Me Everything è un brano molto particolare, che strumento avete usato?
Nikolai: C’è il mellotron, uno strumento elettronico ma d’epoca, vintage. In origine ci doveva essere l’orchestra, poi abbiamo adottato questo tipo di soluzione perché era più significativa e meno pretenziosa.
Avete sentito pressioni dall’etichetta o dal pubblico?
Nikolai: No, l’unica pressione è stata nostra, interna: sentivamo la necessità di cambiare. All’inizio è stato difficile, c’erano tensioni sia con il produttore che con i tecnici perché noi eravamo molto nervosi. Il metodo di lavoro di David poi era nuovo per noi, e lui è un tipo molto esigente che ti fa ripetere le parti diverse volte. In particolare voleva molta dinamicità nelle parti vocali di Julian.
Cosa pensate del nuovo produttore?
Julian: È stato un modo di lavorare differente.Gordon Raphael (il produttore dei due precedenti album, Ndr) era un entusiasta che infondeva uno spirito positivo dicendo che andava sempre tutto bene.Ma non eravamo soddisfatti della produzione di Room On Fire. Con David Kahne le registrazioni sono state molto più meticolose e lui voleva sempre il meglio. Quando siamo riusciti a capirci il lavoro è stato strepitoso.
Gli Strokes sono una band in crescita?
Nikolai: Spero di sì (ride). Con questo terzo album, sicuramente più curato nel modo di suonare, ci siamo resi conto di essere cresciuti tutti insieme come musicisti, come autori e come persone.
Julian: Non so esattamene come si evolverà il suono, ma so che lo farà, come d’altronde è successo in questi album. C’è sempre la voglia di fare qualcosa di diverso da quello che si sente in radio.
Qual è la canzone che preferisci?
Nikolai: The Ize Of The World perché è quella che meglio rappresenta la band e quello che stiamo facendo.
Londra e New York: qual è la migliore città per il rock’n’roll?
Nikolai: Entrambe, ma per motivi differenti. A Londra c’è una maggior apertura mentale al rock, a sperimentare cose nuove. È per questo forse che agli inizi abbiamo avuto più successo in Gran Bretagna. In America invece ci sono molte più band disposte a confrontarsi tra loro, a condividere le esperienze musicali. Ma devi essere più modaiolo!
I gossip extra musicali vi disturbano o aiutano la popolarità?
Nikolai: Personalmente non ne sono stato oggetto, la mia vita è molto semplice, non c’è mai stato niente da dire e quindi non sono mai stato disturbato. Gli altri non so.
Vi considerate delle rockstar o no?
Nikolai: Dipende. A New York no, camminiamo per le strade normalmente e nessuno ci riconosce o ci assale. Quando siamo in tour tutto cambia, diventiamo ricercati, viaggiamo nel confort e questo può farci pensare di essere delle rockstar. In realtà non lo siamo.
Ma qualcosa sarà cambiato nelle vostre vite.
Nikolai: Ho un figlio! (ride) Ci sono parecchi aspetti che hanno subito un netto miglioramento!
Vi sentite in qualche modo responsabili della rinascita della scena rock?
Nikolai: No,assolutamente no. C’erano già altre band prima di noi, gli Strokes sono una delle tante.
Cosa ne pensate del vostro presidente?
Julian: Beh, posso dirti che Bush non mi piace, ma penso anche che lui non sia l’unico responsabile di quello che sta succedendo in America adesso.Dietro di lui ci sono interessi economici e grandi società che hanno un potere enorme.
di Luca Trambusti
leggi la recensione di First Impressions Of Earth degli Strokes
COL SENNO DI POI
Discostory degli Strokes, di Nikolai Fraiture
Is This It — 2001
“Non ho mai riascoltato i nostri precedenti dischi. Mia sorella minore lo fa e ogni volta mi trasmette il suo entusiasmo. L’album d’esordio cattura l’energia di un momento in cui eravamo giovani e agli inizi, è esplosivo, pieno di energia, rappresenta al meglio l’atmosfera dei club di New York ed è stato molto divertente da registrare, visto che scoprivamo tante cose che non conoscevamo. Ci abbiamo messo un mese senza pensare più di tanto a quello che facevamo”
Room On Fire — 2003
“È la reazione a quanto ci era successo con il primo disco, e ai tour in giro per il mondo che ci avevano un po’ storditi. Tutto era successo in fretta e avevamo bisogno di dimostrare che non fosse successo solo per caso. È un disco figlio di una reazione troppo immediata e istintiva. E questo forse è stato l’errore. Anche se non riascolto mai i vecchi pezzi, suonarli mi diverte sempre, perché la gente li ama e sai di regalargli un grande piacere”
ven, 13 gen 2006
Tag: The Strokes
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