Verdena: pianoforti, distorsioni e iPad

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Quattro anni fa il doppio album Wow, sorprendente come da titolo. Una scelta molto anni '70. Oggi i Verdena tornano sulla scena con un album in due volumi, neanche si trattasse di un blockbuster degno di sequel o un best seller da saga libraria. Il motivo di un album a puntate? Il registratore in riparazione ovviamente. Abbiamo incontrato Roberta Sammarelli, che ci ha rivelato molti segreti di Endkadenz Vol.1.  

 

Ultimamente state rilasciando moltissime interviste: la domanda più ricorrente?

L'importante è non ricevere domande banali, perché ripetere le stesse cose dieci volte in una giornata è strano. La domanda più ricorrente è stata ovviamente: cosa vuol dire Endkadenz? Pensa che una fan di Napoli, che studia tedesco, ci ha recentemente rimproverato sulla nostra pronuncia errata! L'accento va sulla 'e'.  

 

Non te lo chiederemo. Ma dicci della genesi di un album in due volumi, che si intreccia a quanto pare alla storia di un registratore rotto... 

Noi Verdena in generale viviamo in un altro tempo, non siamo molto connessi con il nuovo secolo. Il nostro studio di registrazione è come se fosse rimasto fermo a 30 anni fa: il materiale che utilizziamo è bene o male risalente a quell'epoca. Vero è che in questo disco abbiamo anche utilizzato ritrovati molto attuali. Ti confesso una cosa che non abbiamo ancora mai detto: abbiamo usato anche l'iPad. E la gente rimane sconvolta nel sentire suoni di applicazioni e giochini mescolati a suoni analogici. Comunque è vero che, avendo ritardato le incisioni in quanto il nostro registratore era in manutenzione, alle quindici, sedici canzoni già pronte se ne sono aggiunte molte altre. Abbiamo preso un pianoforte verticale a muro e nell'attesa abbiamo scritto altri dieci brani. I ventisei brani hanno determinato la scelta dei due volumi.    

 

Anche in passato avete introdotto strumenti insoliti nel vostro frasario musicale. Endkadenz Vol.1 non è da meno. 

A livello di percussioni abbiamo sempre introdotto cose particolari. Tutte le volte che vado in giro per il mondo porto sempre qualche percussione particolare a Luca (Ferrari, batterista ndr). A me piace sperimentare con nuovi suoni nella fase di arrangiamento e sovraincisioni. Nel disco ci sono un sacco di trombe, prodotte anch'esse con l'iPad. Purtroppo non conosciamo nessuno che suoni una vera tromba disposto a venire in studio.   

 

Quando andate in studio vi isolate dal mondo: in fase di lavorazione ascolti mai musica altrui?

Non ho tempo e voglia di ascoltare altra musica. Dopo due anni di registrazione, nel frangente attuale, in cui stavamo sempre a contatto con la musica per dieci ore al giorno, uscire dallo studio per me significava svuotare le orecchie. Il massimo del relax era il silenzio, o al massimo guardare un film. Solo in occasione di concerti interessanti ho fatto eccezione. Alberto e Luca sono molto più voraci di me: sono capaci di mettere su un disco già di prima mattina, io sto bene nel silenzio.   

 

L'ultimo disco che hai acquistato?

Se non sbaglio Reflektor degli Arcade Fire. Non mi ha fatto impazzire, sinceramente, anche se devo ammettere che forse non l'ho ancora capito. Ma i dischi precedenti li ho letteralmente divorati.  

 

A proposito di esperimenti, una canzone come Nevischio ha un andamento latino americano. 

Sì, ci piace sperimentare. Ci sono dei brani con ritmi anomali per il rock, a volte abbiamo anche accennato a ritmi valzer. Anzi, ti do un'anticipazione su Endkadenz Vol.2: ci sarà un brano con un ritmo interamente valzer.  

 

Avete avuto la percezione che questo disco abbia suscitato grande attenzione nei media, come forse mai prima d'ora?

Abbiamo una promozione tutta concentrata in queste settimane. C'era già stata moltissima attenzione su di noi nel periodo di Wow. Per noi è strano perché tra un album e l'altro passiamo anche tre anni da soli in uno studio, e pensiamo sempre di essere stati dimenticati da tutti! Invece poi usciamo e scopriamo un sacco di attenzione. 

 

Promozione e interviste ti annoiano?

No. Dipende dall'interlocutore, ovviamente. Può essere molto interessante e istruttivo. In pratica è un dare e anche ricevere, perché il confronto con altre persone su quello che hai fatto tu è sempre importante e utile. Poi dipende, perché se dall'altra parte c'è qualcuno che magari non ha proprio capito cosa volevi dire, allora diventa faticoso, devo ammetterlo.  

 

Molti considerano Requiem l'apice dei Verdena. Combacia con la vostra “autovalutazione”?

Per noi è stato l'inizio di un nuovo percorso. Da quel disco abbiamo iniziato a scrivere musica in modo diverso. Non saprei dire cosa sia cambiato effettivamente, però vediamo un punto di unione tra gli ultimi tre dischi a partire da Requiem. Al contempo ha segnato una netta differenza con gli album precedenti. Non so se dipenda dall'esperienza, dall'età o altro.

 

foto copyright Paolo De Francesco — Moltimedia.it 

mer, 18 feb 2015 - articolo di Luca Cacciatore

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