99 Posse: Collettivo militante 2.0

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Un collettivo allergico al divismo, tra militanza e impegno politico, che già nel 1994 parlava di precariato, molto prima che la politica si rendesse conto dell'esistenza di questo cancro sociale. I 99 Posse ripercorrono la loro carriera con un aggiornamento di stile quasi informatico: Curre curre guagliò 2.0 diventa così l'alibi per collaborare con amici recenti e di vecchia data. Abbiamo tirato le somme di questo percorso con Luca "'O Zulù" Persico, tra battaglie importanti e aneddoti spassosi, come gli scherzi telefonici con il regista Premio Oscar Salvatores, e le adunate delle forze armate quasi da finale del film Blues Brothers, durante i loro primi concerti. 

 

Curre curre guagliò venti anni dopo.

Noi eravamo entrati in studio per incidere un nuovo disco, infatti in questo remake ci sono quattro inediti. Poi, mentre stavamo iniziando timidamente i lavori, ci siamo resi conto che il nostro primo disco compiva vent'anni ed era giusto celebrarlo. Nell'ultimo periodo, inoltre, abbiamo notato un incremento notevole di giovani ventenni che vengono copiosi ai nostri concerti e che conoscono a memoria le canzoni di Curre curre guagliò. Data anche l'attualità del disco — visto che parlava di precari individuandoli come soggetti rivoluzionari — abbiamo deciso di risuonarlo arricchendolo con l'intervento di numerosi colleghi e amici. Si tratta di Francesco Di Bella, Enzo Avitabile & I Bottari, Alborosie & Mama Marjas, Clementino, J-Ax, Ensi, Caparezza e molti altri, per un totale di diciannove!

 

Un collettivo di militanti.

Non nasciamo come un gruppo musicale con le naturali aspirazioni. Siamo nati come collettivo di militanti che cercava un modo per auto-rappresentarsi e uscire dalla gabbia nella quale nostro malgrado ci ritrovavamo. La musica è stata uno strumento, uno strumento importantissimo, ma non eravamo a caccia di gloria, vendite o collocamenti nel music business. Abbiamo sicuramente costruito tante cose in questi 25-30 anni. Io di politica attiva ho almeno trent'anni sulle spalle. Per cui dire che oggi l'Italia è uguale a trenta anni fa è una bugia: ci siamo presi tanti spazi e anche un po' di credibilità in più per la nostra visione politica, la nostra cultura, la quale negli anni '80 veniva definita sottocultura. Ci sono tante esperienze di lotta, centri sociali, collettivi per lo più legati a questioni territoriali che ora sempre più spesso entrano in contatto tra loro: tra la Val di Susa e il MUOS in Sicilia, tra chi combatte le discariche in Campania e quelli che combattono il Dal Molin in Veneto. Penso che nonostante sia sicuramente vero che viviamo in tempi bui e pericolosi, ci sono anche tante cose che ci siamo presi di cui dobbiamo essere prima di tutto consapevoli. E poi magari anche orgogliosi. 

 

Anti divi. 

Chi viene a un nostro concerto ascolta bella musica, c'è un bell'impatto. Ma c'è anche una ricercata lotta a ogni forma di divismo e di atteggiamento di distanza dal pubblico. Speriamo che questo venga colto dalla maggior parte delle persone che vengono a vederci dal vivo. Abbiamo sempre combattuto il divismo più della Democrazia Cristiana e del Fascismo! Un po' perché non è mai stato il nostro obiettivo, un po' perché nostro malgrado venti anni fa ci hanno messo subito l'etichetta di portavoce dei centri sociali e quindi abbiamo dovuto combattere anche questo. I centri sociali nascono proprio dall'esigenza di non avere un portavoce, per cui non avrebbe senso avere un gruppo con tale ruolo: ognuno ha la "sua" voce e la utilizza come  crede. Ci siamo trovati da un lato a combattere questo tentativo costante del mondo dello spettacolo di trasformarci in star, e dall'altro il mondo della stampa che voleva rappresentarci come nuovi Che Guevara: io mi sento poco più di un inutile pezzo di merda paragonato al Che! 

 

I 99 Posse... E gli altri 96? 

Siamo a Reggio Calabria è il 1993. Dovete sapere che all'epoca, ogni volta che andavamo in trasferta fuori Napoli per suonare, venivamo preceduti da un cablogramma della Questura centrale partenopea che avvisava la Questura del luogo di destinazione che stava per arrivare un gruppo di pluri-pregiudicati napoletani dell'area di Autonomia Operaia. Bisognava stare all'occhio sia per noi che per i possibili disordini che si sarebbero potuti verificare per le adunate nel corso del concerto. A Reggio Calabria il carabiniere che recepì il cablogramma venne a sapere dai manifesti locali che si trattava dei 99 Posse, per cui pensò : se arrivano 99 pregiudicati dell'Autonomia Operaia napoletani e si accoppiano con altrettanti di Reggio, dobbiamo chiamare l'esercito. C'erano mezzi a perdita d'occhio tra cui pullman e furgoni. Noi arrivammo con la Y 10 prestata da mio padre, eravamo in tre, e ci fermarono con il classico: “E voi dove credete di andare?”. Rispondemmo che eravamo i 99 Posse e che dovevamo suonare. La risposta fu: “E gli altri 96 dove sono?”. 

 

.: leggi anche :.

3 momenti indimenticabili nella vita dei 99 Posse 

gio, 22 mag 2014 - articolo di Luca Cacciatore

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