Bamboo: incontri ravvicinati extramusicali

Si sono chiusi in una moderna casa di campagna a forma di cubo. Ci hanno registrato un dvd, tutto suonato in presa diretta, e l'hanno chiamato What's In The Cube? (uscito a dicembre per Bomba Dischi, distribuzione Audioglobe - recensione). Sono i romani Bamboo, proprio ora in tour in tutta Italia: grande ritmo e grandi atmosfere, senza alchimie digitali e senza alcun filtro, se non quello potentissimo della loro creatività. E senza contare, nella loro sconfinata attrezzatura di band, un solo autentico strumento musicale. Luca Lobefaro e Claudio Gatta, tutti e due inevitabilmente percussionisti e "poli-non-strumentisti", ci illustrano meglio il progetto.

 

Perché esordire proprio con un dvd?

Luca: Essenzialmente perché siamo belli da guardare. Mentre la risposta seria è che non avrebbe senso sentire i nostri strumenti senza avere un "ritorno video", perché uno spazzolino può sembrare un synth o essere un suono campionato — nell'industrial e nell'elettronica si fanno cose del genere — mentre a noi piace far vedere che siamo analogici: tutto quello che suoniamo è vero, è un oggetto comune, ed è divertente mostrarlo mentre fa musica. Minipimer, chitarra giocattolo, acqua, corpo, mani, carta vetrata che sia. 

 

Al di là di questo, un video in presa diretta è anche una dichiarazione di onestà da parte della band e delle sue capacità musicali.

Luca: Non ci ho mai pensato in quest'ottica, ma potrebbe essere!

Claudio: In effetti, se questo fosse stato da sempre uno standard, si sarebbe eliminato in buona parte l'annoso problema "musica fatta da chi non è capace".     

La gente potrebbe associarvi a nomi come i britannici Stomp o gli austriaci The Vegetable Orchestra. Vi siete mai dati una lista di "regole", una specie di Dogma 95, per smarcarvi da queste realtà precedenti?

Luca: Questo è venuto dopo, è un quadro che si sta completando adesso, in base sia al risultato di ciò che facciamo, sia del ritorno che viene dal pubblico. Così stiamo capendo i punti forti che vogliamo continuare a sviluppare. Primo: facciamo pezzi "commerciali" — non ci vergogniamo di questa parola — ballabili e orecchiabili. Non vogliamo essere sperimentali, o meglio lo siamo alla fonte, nei mezzi che usiamo, ma il fine, il risultato che esce fuori, è pop nel senso più positivo del termine. E l'altro punto è che non costruiamo strumenti, come magari fanno altri gruppi. Vogliamo essere integralisti e usare gli oggetti così come sono e come li troviamo.

Claudio: Al massimo si costruisce il supporto per suonare al meglio l'oggetto, come nel caso dei tubi: altrimenti ci vorrebbero sei cristiani che li reggono!

 

Il ritmo — base del vostro sound — è fatto di numeri e frazioni: i Bamboo a quale operazione aritmetica somigliano?

Claudio: Concettualmente, pensando che la musica in genere si fa con dei veri strumenti, direi che siamo semplicemente una sottrazione. Forse è banale, ma è così. 

Luca: Presuntuosamente invece mi verrebbe da dire che siamo la soluzione! Qualsiasi cosa ci sia dopo il segno "uguale". 

 

Compositivamente come vi muovete?

Luca: Ci vuole molto tempo per decidere di fare pezzi nuovi, proprio perché nascono solo quando abbiamo delle cose nuove in mano. Ma appena troviamo questi oggetti, in un quarto d'ora, venti minuti, nasce tutto. Poi magari ci vuole un anno di prove e di live per affinarlo, ci piace arrangiarlo all'infinito perché è una cosa che ci riesce molto bene: l'arrangiamento è forse il nostro maggiore punto di forza.

Claudio: Tornando al discorso sull'operazione, la nostra soddisfazione è come una moltiplicazione esponenziale: siamo contenti sin dall'inizio di un nuovo pezzo, ma andando avanti, e sviluppandolo, ci sembra sempre più esaltante.

 

Come musicisti "regolari" venite tutti dalla batteria?

Luca: Tre su cinque: io, Claudio e Davide — e di loro due sono stato anche insegnante, con grande soddisfazione visto che ora li vedo professionisti impegnati anche in altri progetti. Valentina è una cantante, ma ha un ritmo perfetto pur non avendo tecnica batteristica, e più di tutti ha la visione della forma-canzone, sente la struttura e la melodia nella loro completezza. Massimo invece nasce chitarrista, ma anche lui soprattutto ritmico, infatti con noi tiene quasi sempre i bassi, col righello o il tamburone. 

 

Come vi vedete proiettandovi nel futuro dei Bamboo? Potreste avere più spazi e riconoscimenti fuori dall'Italia?

Claudio: Non abbiamo ancora mai suonato in Europa, e andando a istinto sono combattuto su cosa pensare: può darsi che sia più facile raccogliere entusiasmi qui da noi, dove magari il nostro tipo di esperienza risulta più originale e a volte ci capita di essere scambiati per dei "geni innovatori". All'estero forse l'impatto sarebbe minore, ma allo stesso tempo dovrebbero esserci più spazi e attenzione.

Luca: Anch'io fino a ora sono stato afflitto da questa sorta di "provincialismo inconscio", non so se per paura o modestia. Ultimamente, piano piano, mi sta passando. Ad esempio il mio amico e collega Mauro Remiddi — meglio noto come Porcelain Raft -, che ha vissuto dieci anni a Londra e ora è di base a New York, mi assicura che là non esistono cose del genere e che i Bamboo piacerebbero moltissimo. E stiamo raccogliendo tanti altri riscontri. Quanto al futuro ancora più lontano mi piacerebbe suonare nei piccoli teatri, supportato da uno spettacolo tipo Momix, con giochi di luce ed effetti semplici ed eleganti.

 

www.officialbamboo.com

facebook.com/officialbamboo 

 

photo credit Andrea Bancone 

lun, 27 gen 2014 - articolo di Gabriele Guerra

Tag: bamboo

Commenti

  • La Ele
    La Ele
    28 gennaio 2014, 16:05
    visti dal vivo e sono impressionanti. si gioca.. si scherza okay.. ma qui non si gioca e non si scherza affatto!!!! Grandi :)

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