Ministri: di graffi e lividi

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Non c’è futuro senza passato, lo dice anche l'album manifesto Per un passato migliore che istituzionalizza il concetto in musica. I Ministri di istituzioni e di passato – vedi il divorzio dall'etichetta Universal – ne sanno qualcosa. In una intervista senza filtri, il Ministro Fede (al secolo Federico Dragogna) ci racconta la sua filosofia di vita, e quella dei compagni di viaggio.

 

Chi sono i Mammut citati nell'omonima canzone che apre Per un passato migliore?

Credo — ma non ne sono sicuro, perché spesso è difficile capire i propri pezzi che a volte escono come delle “sbraitate” – che il mammut abbia un rapporto con quelli che sono i nostri desideri e le nostre volontà. In realtà il termine mi è stato suggerito dai Mammoth Lakes americani, dove mi trovavo in uno strano ritiro hippie/spirituale. La parola può essere sostituita con iPhone, o qualunque altra forma di dipendenza dagli oggetti. Spesso quando fai partire un disco c’è un’introduzione che ti dà il tempo di settare il volume, invece con Mammut il disco si apre subito a un volume altissimo, senza troppi fronzoli.

 

Com’è stato lavorare con Tommaso Colliva come produttore? Avevamo le idee molto chiare, i provini erano già pronti e il risultato finale doveva rimanervi molto fedele. Quindi ci voleva qualcuno senza pregiudizi all’italiana, che sapesse come fare veramente rock senza preoccuparsi delle radio. Colliva era la persona giusta. Del resto le radio non rappresentano realmente il Paese, la loro somma non rappresenta ciò che la gente ascolta. Si sentono delle robe su Radio Italia che si sentono solo su Radio Italia! Spesso le grandi strutture, nel dubbio se puntare al rialzo o puntare al ribasso, scelgono solo la seconda opzione. In ambito musicale in Italia c'è una cultura di basso profilo: in media il critico di cinema dei nostri quotidiani è di ottimo livello, ma sul piano delle firme musicali non è esattamente la stessa cosa.

 

Da cosa è stato motivato il divorzio dalla Universal?

In ogni situazione discografica si arriva alla ridiscussione del contratto, quella in cui si fa un punto. In questo caso non ci siamo trovati sulla scelta della destinazione. Gli abbiamo detto: i Ministri vogliono fare un album veramente rock, con i chitarroni, ossia quello che siamo noi tre se ci mettete in uno studio di registrazione. Queste sono le nostre canzoni, vi va? Hanno iniziato a tentennare: ma no, noi produttori pensavamo... “Okay, ciao”, è stata la nostra risposta.

 

Si può dire che la major tendono a parcheggiare in un angolo le band indie?

Nel nostro caso non è stato questo. Siamo entrati perché una persona interna alla Universal ci ha trascinato lì scommettendo molto su di noi. I primi due album ci hanno grande visibilità che si è tradotta in attività live. Dal loro punto di vista però – calcolando quanto sono messi male come bilancio – non ci sono stati risultati di cassa diretti. Aspettando un po' magari saremmo cresciuti anche da quel punto di vista, come del resto sta avvenendo con Per un passato migliore. Dovevano crederci di più.

 

L’ultima volta che vi ho visti dal vivo, al Festival Il Sorpasso di Roma, stavate sanguinando sul palco.

Spesso vanno a finire così i nostri concerti. All’epoca, siccome il pubblico era poco, ci picchiavamo tra di noi! Quella sera avevo dato involontariamente una chitarrata in testa a Davide durante il primo pezzo. Lui mi ha guardato con una faccia da schizzato come per dire: “sì, dai, bello, continuiamo così”. Adesso i graffi ce li fa il pubblico quando ci buttiamo. Mi ritrovo sempre con qualche nuovo livido a fine serata.

 

Prima di intraprendere la carriera di musicista ti sei occupato di musica in qualità di giornalista.

Sì, lavoravo alla Mondadori. Ho fatto anche tante interviste, ma mi dicevo: ora sono di qua, domani voglio essere dall'altra parte. A 24 anni ci sono riuscito, lasciando un posto abbastanza sicuro. Dieci anni fa erano tempi economicamente migliori per il giornalismo, però ho lasciato e mi è andata bene, pur facendo un bel salto nel buio.

 

L’esperienza si è rivelata utile per il tuo mestiere?

Sì. Anche perché ho ascoltato tantissima musica, e poi intervistare gli artisti è formativo. Slash è stato tra i nomi più importanti. In quei momenti capisci che quelli veramente grandi sono i più semplici. Quelli che hanno paura di diventare piccoli, sono i più stronzi. Slash ha delle mani enormi! Gli avevo anche passato una canna, ma siccome c’era sua moglie mi disse di lasciar stare! Sarebbe tornato subito dopo senza la consorte per condividere il nostro momento di trasgressione.

 

L’onestà paga in musica?

Di brutto. Penso che paghi ovunque, anche là dove l’onesta non è solita. Se uno va in giro con onestà e rispetto dopo un po' ne vede i risultati. Ti devi sedere sulla riva del torrente e attendere, ma prima o poi arrivano.

 

Se vi dessero l’incarico per fare davvero i Ministri?

Di gente andata a fare politica senza avere bene in mente che cosa fare ce n'è già abbastanza, credo. Meglio non aggiungerci alla lista e continuare a fare quello che sappiamo...

mar, 28 mag 2013 - articolo di Luca Cacciatore

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